L’elefante nella rete, lo scandalo Cambridge Analytica, Global Search Research e Facebook. Parte terza: La politica

L’elefante nella rete, lo scandalo Cambridge Analytica, Global Search Research e Facebook. Parte terza: La politica

Quanto emerso con la pubblicazione dei dossier legati agli articoli del New York Times e del Guardian non ha stupito più di tanto gli addetti ai lavori, sia sul lato informatico sia sul lato politico. L’occasione è stata però molto utile per dipanare ruoli e relazioni tra la Cambridge Analytica e una parte del partito repubblicano.

L’idea di portare sulla scena americana le capacità e le teorie del SCL Group è legata a due personaggi ben conosciuti da chi segue la politica americana: Robert Mercer e Steve Bannon. Dopo un “esperimento” con Ted Cruz, portano Cambridge Analytica nel cuore della strategia per eleggere Trump.

Per il duo, la strategia per portare l’estrema destra americana al potere poggia le sue basi anche su Breitbart News, un network accusato, molte volte a ragione, di creare e alimentare vere e proprie campagne di disinformazione (chiamarle fake news non ne cambia la natura).

Il braccio tecnico della Cambridge Analytica (e della SCL Elections) è Christopher Wylie, canadese, la gola profonda dello scandalo.

(clicca l’immagine per ingrandire)

Ma quanto la società guidata da Alexander Nix ha veramente stravolto l’esito della sfida Clinton-Trump, portando il marketing politico a una capacità di persuasione mai raggiunta in precedenza?

Oppure il suo apporto è stato inferiore a quello del Russiagate, con persone vicine al governo russo che in Facebook come nel mondo reale hanno soffiato a favore di The Donald?

Se il metodo Cambridge Analytica era così efficace, perché Nix ha cercato di acquisire l’intero materiale trafugato al capo staff dei democratici?

Perché, sempre lo stesso Nix, si è vantato di poter incastrare diversi politici con accuse di corruzione e di rapporti sessuali con prostitute ucraine?

Oppure ha ragione Brad Parscale, social media manager del presidente americano, quando fa capire che così fan tutti, solo che loro sono più bravi a creare universi manipolabili?

Limitare quanto successo a mero problema di data privacy è a dir poco riduttivo. Che ne dite? Di sicuro, per gli inquirenti americani, è più importante indagare le interferenze straniere (che sia dei troll russi o degli stranieri della SCL Group poco importa) che riflettere seriamente e intraprendere un percorso non banale come quello alla base del GDPR.

Come europei, saremo protetti da situazioni simili con l’avvento del nuovo regolamento?

La serie completa:

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