Torniamo a Coney Island, puntiamo il Sea Gate e andiamo a vedere come stanno i bambini del dottor Couney all’interno del parco di divertimenti Dreamland. Eh, sì, perché sono ancora lì. Strano ma vero, infatti, nonostante la frenesia tecnologica che caratterizzò quegli anni, un’invenzione geniale quale l’incubatrice faticò parecchio a imporsi nelle strutture sanitarie locali.

Grazie al cielo, però, il nostro medico non si abbandonò alla disperazione, anzi. Abbinando al forte senso del dovere un grande amore per la professione e una sana capacità imprenditoriale, riuscì a tenere in piedi il suo progetto per svariati decenni. Per tenere attivo ed efficiente quello che era un vero e proprio reparto neonatale gli erano sufficienti settecento curiosi al giorno disposti a pagare venticinque centesimi a testa. Continuò inoltre a partecipare alle principali esposizioni universali per raccogliere ulteriori fondi e diffondere l’uso della macchina anche durante la Depressione.

Il “vivaio dei bambini” all’Esposizione di Chicago, 1930

Il “vivaio dei bambini”, però, non venne mai collocato nella zona scientifica e tecnologica. Il suo posto fu sempre insieme ai fenomeni da baraccone e a tutto ciò che veniva considerato “al limite”. All’Esposizione Mondiale di Berlino del 1896, la prima uscita pubblica, le sue sei incubatrici erano state piazzate tra la ricostruzione di un tipico villaggio del Congo e la pedana dei cantanti di jodler tirolesi. A Chicago, nel 1933, alla sinistra dell’installazione c’era Sally Rand, una delle più famose ballerine di Burlesque. Durante la fiera, la donna venne arrestata quattro volte, e in ognuna di queste occasioni fece presente di essere molto più vestita dei suoi vicini.

Nei loro quarant’anni di servizio, Martin Couney e il suo staff salvarono oltre seimilacinquecento prematuri, con un successo dell’80%. Il tutto con il massimo rispetto della dignità dei piccoli e dei loro genitori. Una protezione della privacy ante litteram, tanto che non è stato possibile fare una rimpatriata di tutti i prematuri proprio a causa dell’assenza di un registro pubblico con nomi, cognomi, indirizzi.

«È tutta gente perbene, ci metterei la mano sul fuoco. Ogni anno mi scrivono persone che hanno scoperto di essere sopravvissute grazie alle mie incubatrici, sono gli stessi genitori a raccontarglielo. E nessuna di queste persone mi ha mai scritto da una galera. Almeno, fino ad ora.»

Nonostante molti tacciassero la sua attività di essere “contro natura”, Couney tirò dritto per la sua strada con teutonica determinazione lasciando la porta aperta a qualsiasi ceto sociale. Il centro chiuse nel 1943, quando le incubatrici si erano finalmente affermate negli ospedali cittadini.

«Un’incubatrice non è altro che un forno per noccioline», amava scherzare.

Una di queste noccioline fu Lucille Conlin Horn. Alla nascita, nel 1920, pesava dieci ettogrammi scarsi, e il medico consigliò alla famiglia di ritardare il funerale della gemella morta durante il parto così da celebrarne uno solo, “di gruppo”. L’uomo era infatti sicuro che Lucille non sarebbe sopravvissuta più di un giorno. Riponendo ogni speranza in Couney, il padre della piccola la avvolse in un asciugamano e la portò a Coney Island. Lucille vi rimase per cinque mesi. Nel febbraio 2017 – novantasei anni, cinque figli e un marito dopo – è stata sepolta vicino alla sorella.

Ecco quindi i veri freak di Coney Island: personaggi come il dottor Couney, i coniugi Houdini, Woody Guthrie e Granville Tailer Woods. Quest’ultimo – un inventore – fu il primo afroamericano a ottenere un brevetto. In tutto ne avrebbe registrati più di cinquanta. A lui dobbiamo, tra l’altro, il primo sistema di comunicazione tra stazione e treno, un meccanismo di sicurezza che ha salvato tante vite, e la pista elettrica per le macchinine.

Il brevetto del 1899

Intorno a questi pionieri, altri – inventori e geni del marketing – idearono quella che in seguito sarebbe divenuta la classica iconografia del luna park. L’hot dog, la giostra con i cavallini, le montagne russe: ancora oggi, troviamo tracce di Coney Island in ogni parco di divertimenti del mondo.

luna park photo

Photo by m01229

Ma prima di lasciare (in via definitiva?) questo lembo di terra, che ne dite di un ultimo saluto all’acrobata Archibald Leach? Eccolo lì, ci accoglie con una giravolta e l’immancabile slogan: NON PERDETEVI I BAMBINI! Ancora pochi anni e raggiungerà Broadway e da lì la costa del Pacifico, un sovrano britannico alla conquista di Hollywood con il nome di Cary Grant.

Archibal Leach

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