Torniamo a Walton e dintorni. Correva l’anno 1948…

Torniamo a Walton e dintorni. Correva l’anno 1948…

Riprendo il racconto La stella del Walton, in cui presento un Alan Turing diverso dal personaggio al limite dell’autismo interpretato sul grande schermo da Benedict Cumberbatch, per confessare un errore storico che ho inserito di proposito nella storia.

Le vicende narrate, infatti, non possono essersi svolte nell’agosto 1948, per la semplice ragione che Alan si trovava in vacanza in Svizzera con un amico (cfr. Andrew Hodges, Alan Turing: una biografia, Bollati Boringhieri, 2006, traduzione di D.Mezzacapa).

È una forzatura, ma mi piaceva l’idea di incrociare la maratona delle Olimpiadi e la fine dell’esperienza di Turing a Paddington.

Lo sviluppo dell’Automatic Computing Engine (ACE) presso il National Physical Laboratory (NPL) di Paddington non era stato all’altezza delle ambizioni del matematico. Tra difficoltà tecniche e ristrettezze economiche, una versione in scala ridotta di ACE verrà completata solo nel maggio 1950, due anni dopo gli eventi riportati.

The National Physical Laboratory's Pilot Automatic Computing Engine (ACE) electronic computer, featuring 800 vacuum tubes and mercury delay line memory.
The National Physical Laboratory’s Pilot Automatic Computing Engine (ACE) electronic computer – 1950

Durante il periodo al NPL, i rapporti tra Turing e Charles Galton Darwin, direttore dell’istituto e nipote del famoso naturalista, si erano deteriorati in fretta, passando da un educato distacco al freddo più gelido.

A un certo punto, Alan chiese e ottenne un periodo sabbatico di due anni per ritornare a insegnare al King’s College di Cambridge ed espandere le proprie conoscenze in altri settori, in particolare la fisiologia e la neurologia, in vista di un approccio più completo alla costruzione di un cervello artificiale.

Egli [Turing] vuole spingere il suo lavoro sulla macchina ancora più avanti nella direzione del campo biologico. Posso descriverlo al meglio dicendo che finora la macchina è stata progettata per lavorare in modo equivalente alle parti inferiori del cervello, ed egli vuole vedere quanto una macchina possa imitare le parti più alte: per esempio, è possibile che una macchina sia in grado di imparare dall’esperienza? Questo sarà un lavoro teorico che è meglio sia fatto lontano da qui.

Lettera di Charles Darwin a Edward Appleton, 2/7/1947

Giunto a metà del periodo sabbatico, però, Turing cambiò idea. Attratto dalla prospettiva di trasferirsi a Manchester, dove avrebbe potuto applicare le proprie teorie alla macchina che vi stavano costruendo, domandò di poter chiudere in modo definitivo la collaborazione con il NPL.

Nient’affatto felice di questa svolta, Darwin pretese almeno un ultimo lavoro: uno studio originale.

Purtroppo Alan non mise molto impegno nella stesura del documento in questione, e il risultato fu una prontissima stroncatura da parte del direttore, che lo etichettò come l’«esercizio di uno studente» e «non adatto alla pubblicazione».

Alla fine, l’avventura di Paddington sarà ricordata solo per la costruzione del primo computer britannico.

Peccato, perché Intelligent Machinery conteneva la descrizione, seppur abbozzata, di quello che sarà chiamato “test di Turing” (il famoso Imitation Game), pubblicato solo nel 1950 all’interno dell’articolo Computing Machinery and Intelligence.

Non è difficile preparare una macchina di carta che giochi non male a scacchi. Si prendano ora tre soggetti A, B, C; A e C devono essere mediocri giocatori di scacchi, B l’operatore che manovra la macchina di carta. (Affinché riesca a lavorare a buon ritmo è consigliabile che sia allo stesso tempo un matematico e un giocatore di scacchi). Si usano due stanze separate, con accorgimenti del caso per comunicare le mosse, e si giocano due partite: una tra C e A e una tra C e la macchina di carta. C può trovare notevoli difficoltà a dire contro chi sta giocando.

(Questa è la forma idealizzata di un esperimento che io ho in effetti compiuto.)

Intelligenza Meccanica, A.M.Turing, a cura di G.Lolli e N.Dazzi, Bollati Boringhieri,1994

turing test in 2208
turing test in 2208

Oltre alla bozza del test, il documento anticipava quelle che sarebbero state le linee di ricerca sull’intelligenza artificiale seguite nei successivi settanta anni.

Propongo di investigare la questione circa se sia possibile per delle macchine mostrare un comportamento intelligente.

Intelligenza Meccanica, A.M.Turing, a cura di G.Lolli e N.Dazzi, Bollati Boringhieri,1994

Il documento vide la luce solo nel 1968, a vent’anni dalla sua stesura e a quattordici dalla morte dell’autore.

Chissà cosa sarebbe successo se Turing e Darwin fossero riusciti a collaborare?

Alan M Turing and colleagues work on the Ferranti Mark I Computer in Manchester
Alan M Turing and colleagues work on the Ferranti Mark I Computer in Manchester

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