Droni, oggetti volanti poco simpatici e il genio militare

Droni, oggetti volanti poco simpatici e il genio militare

Con il racconto La bomba, il drone e il presidente abbiamo riportato la nostra attenzione sulla parte centrale del secolo scorso. La seconda guerra mondiale indirizza i destini di due icone senza tempo ma, più ancora del conflitto in corso, a legare i vari personaggi è la tecnologia, pur restando sullo sfondo.

Marilyn Monroe, John Fitzgerald Kennedy e Robert Kennedy - 1962 - Madison Square Garden
M.Monroe, J.F.Kennedy e R.Kennedy – 1962

I droni non sono un’invenzione di questo millennio; in compenso, quello che è diventato “di moda” solo in tempi recenti è la loro applicazione per scopi non strettamente militari. Oggigiorno, sentire il ronzio che risuonava nelle orecchie di Norma Jeane non ci stupisce. Al limite ci preoccupiamo di una possibile invasione della privacy e siamo contenti che producano droni antidrone.

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Tra i due impieghi descritti nel racconto, quindi, è proprio quello militare ad avere raggiunto l’apice nell’ultimo decennio, e questo grazie alla scelta americana di servirsi di velivoli teleguidati come prima arma d’offesa.

Intendiamoci, già prima si era tentato di usare oggetti volanti controllati a distanza per scopi bellici. Il primato spetta all’esercito austroungarico, che lanciò dei palloni aerostatici imbottiti di esplosivo nell’assedio di Venezia del 1849. Il piano era semplice: non appena il vento avesse cominciato a soffiare verso la città, i soldati avrebbero liberato gli aerostati per poi incendiarli (grazie a un lungo filo di rame collegato a delle batterie) una volta giunti sull’obiettivo. Prendendo fuoco, i palloni avrebbero sganciato le bombe che contenevano sui malcapitati veneziani.

La chiesa di San Geremia a Venezia colpita dal bombardamento austriaco del 1849

Una trovata a prima vista perfetta: nessun soldato avrebbe rischiato di finire sotto il tiro dei cannoni. Purtroppo (?), però, il genio militare non riuscì a piegare il meteo ai suoi desideri e i palloni tornarono sulle teste dei mittenti a causa del soffio impertinente del vento, di sicuro un amante delle sfide ad armi pari. I danni furono parecchi, e l’idea venne abbandonata e ripresa solo nei cartoni animati (ricordate Wile E. Coyote?).

I risultati non cambiarono neppure a un secolo di distanza, allorché gli alleati quasi mandarono in fumo il porto britannico di Ipswich nel corso del “progetto Afrodite” descritto nel racconto.

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La fine della seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda portarono alla ribalta le tecnologie missilistiche. Tramite l’operazione Paperclip (un chiaro riferimento alla graffetta che fissava il passato degli scienziati all’interno dei dossier), gli americani avevano acquisito gli uomini e le conoscenze sviluppate dalla Germania nazista. I russi erano consapevoli che il conflitto era pronto a trasferirsi sul piano nucleare. L’URSS costruì la sua bomba atomica nel 1949, il Regno Unito nel 1952, la Francia nel 1960. La Cina si unì al club solo nel 1964, due anni dopo il famoso Happy Birthday, Mr President.

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I droni continuarono a evolversi in velivoli più simili a modellini che a veri e propri jet da combattimento. Sempre e solo miseri bersagli. Solo la NASA, fondata nel 1958, continuò la ricerca sull’automazione e il controllo remoto di aeromobili per le ricerche sul volo in alto quota.

L’abbattimento di un aereo spia Lockheed U2 e la cattura del pilota Gary Powers in territorio russo, il primo maggio 1960, segnarono un cambio di strategia. Usare un aereo con pilota per la ricognizione e lo spionaggio era diventato troppo rischioso. Un pensiero condiviso, tra l’altro, da entrambi i lati della cortina di ferro.

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Subentrando a Eisenhower, Kennedy confermò lo stanziamento dei fondi necessari per soddisfare questa nuova esigenza. Purtroppo per lui, però, non riuscì a vedere i risultati.

La guerra del Vietnam e l’impegno nel sudest asiatico confermarono la validità della nuova strategia. Il primo ciclo di missioni si abbatté sulla Cina nel 1964. Ottima performance, ma anche parecchie perdite e avarie. Tra il 1965 e il 1973 i droni americani totalizzarono oltre 34.000 ore di volo con le stesse (se non superiori) prestazioni di un aereo da combattimento. Alla fine della guerra, solo i droni e il Lockheed SR-71 potevano violare lo spazio aereo comunista senza rischi.

Un drone Lightning Bug sopra il Vietnam
Un drone Lightning Bug sopra il Vietnam

Il primo attacco tramite drone formalmente riconosciuto risale al 17 giugno del 2004. Pakistan. Morirono otto persone, tra cui un capo delle milizie pashtun, Nek Muhammad Wazir, e due bambini. Nel terzo attacco (siamo a novembre del 2005), venne distrutta la casa del terzo uomo più importante di Al-Qaeda, Abu Hamza Rabia. Nell’incursione rimasero uccisi tre bambini e la madre.

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Durante il regno di Bush figlio, gli oltre cinquanta attacchi nel solo Pakistan causarono più di quattrocento vittime, di cui almeno centocinquanta civili innocenti e oltre cento bambini. Un bambino ogni quattro adulti.

Il primo raid dell’era Obama avvenne il 23 gennaio del 2009. Due azioni coordinate e cinque missili uccisero quindici civili, nessun miliziano conclamato, e quattro bambini. La via era aperta. Il 23 giugno 2009, un’incursione di violenza inaudita uccise ottanta persone mancando il reale obiettivo dell’azione. Gran parte delle vittime stava partecipando ai funerali degli uccisi in un attacco di quattro giorni prima. A ottobre dello stesso anno, Obama venne insignito del Nobel per la pace.

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Fermandoci al 2013, l’amministrazione americana ha avallato (in Pakistan, Yemen e Somalia) oltre quattromilacinquecento morti, di cui un migliaio di civili e duecentocinquanta bambini.

Se ve lo siete perso, segnalo l’installazione descritta in Come rappresentare i dati: gli attacchi dei droni.

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Per chi volesse approfondire il tema, consiglio gli articoli relativi allo scandalo Drone-Papers a cura di Fabio Chiusi e il sito The Bureau of Investigative Journalism, da cui sono tratte le statistiche usate in questo post.

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2 Replies to “Droni, oggetti volanti poco simpatici e il genio militare”

  1. credo che l’u2 abbattuto stesse cercando baikonur, il cosmodromo che pero’ non era dov’era la citta’ di baikonur perche’ i russi apposta per evitare questi scherzi avevano scelto la città a qualche centinaio di km

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