R come Rischio – valutazione e gestione

R come Rischio – valutazione e gestione

Ci sono argomenti che sembrano relegati ad ambiti specifici, dove sono (o dovrebbero essere) prassi ben consolidate. Queste regole base, modi di fare, approcci, cautele da applicare non vengono però calate nel vivere quotidiano, anzi, in alcuni casi sembra quasi che le si reputino inutili se non dannose. Un classico caso di miopia (nel migliore dei casi) o di disinformazione e manipolazione (nel peggiore).

Poi, ogni tanto, succede qualcosa fuori dall’ordinario, o meglio non conforme all’immagine di normalità che ci siamo costruiti intorno al nostro bozzolo, e all’improvviso agiamo in modo impulsivo, di pancia, sprecando tempo e preziose energie per gestire tutte le alternative che l’incertezza ci spinge a provare.

Try!

Tutto questo è molto “umano”. Sicuramente riempie di argomenti i talk show e tante testate giornalistiche con i più variegati acchiappalink, ma per il nostro essere creature limitate è una inaccettabile inefficienza.

Ecco perché un minimo di gestione del rischio dovrebbe far parte del nostro bagaglio culturale, fin dalla più tenera età.

Lungi da me parlavi di standard quali ISO 3100 e dei suoi aggiornamenti. Mi limito a poche considerazioni a livello di bancone del bar, confidente che chi volesse approfondire può trovare tutto quanto a portata di click.

brown wooden i love you letter

Partiamo dalla prima definizione del lemma Rischio come definito dalla Treccani:

“Eventualità di subire un danno connessa a circostanze più o meno prevedibili (è quindi più tenue e meno certo che pericolo): la strada è ghiacciata e c’è il rischio di scivolare; provare non è poi un gran rischio, non comporta gravi rischio; correre il rischio di…, rischiare (per colpa tua abbiamo corso il rischio di perdere il treno)”.

Il rischio è scatenato da cause e produce dei risultati o più in generale dei cambiamenti.

Inoltre, non siamo sicuri che accada. Ha quindi una natura probabilistica.

Infine, il rischio genera degli impatti.

Identificare queste caratteristiche ci aiuta a governare il rischio, ossia a cercare di prendere decisioni sensate.

Facciamoci aiutare da qualche esempio.

selective focus photography of man wearing coat and beanie standing watching vehicle on road

Partiamo dalla frase proposta da Treccani: la strada è ghiacciata e c’è il rischio di scivolare.

Il rischio è scivolare e il risultato è cadere (supponendo che ci siamo muovendo a piedi). Questi sono facili ma sugli altri elementi la situazione si complica.

È corretto dire che è tutta colpa della strada ghiacciata? Anche se spesso è molto comodo dire che la causa è esterna a noi, magari anche il muoversi senza tener conto delle condizioni stradali può essere la causa. La relazione quindi tra cause e risultati non è così semplice come appare a prima vista e spesso ricorriamo a ipotesi che ci permettono un tentativo di gestione del rischio. Compare una nuova malattia e iniziamo a formulare ipotesi sul suo funzionamento per scoprirne il funzionamento e trovarne una cura.

Ma tornando all’esempio. Che dire dell’impatto, in tutti i sensi. Se il risultato è cadere, l’impatto può variare tra una figuraccia davanti alla ragazza su cui cercavamo di fare colpo, un braccio rotto o un esito addirittura funesto. E non è detto che riguardi solo noi. Cadendo potremmo urtare un oggetto o una persona vicina con tutte le possibili conseguenze.

Ecco che elencare tutte le cause, risultati, impatti e relative probabilità ci aiuta per definire come gestire il rischio. Un elenco da costruire e mantenere aggiornato in modo onesto, facendo attenzione alle euristiche ai bias cognitivi.

depth of field photography of man playing chess

In generale, un rischio può essere gestito in modo preventivo o in modo reattivo, attraverso varie strategie di gestione.

Un rischio può essere accettato. È la tipica situazione dove, pur con tutte le nostre risorse a disposizione, non possiamo evitare che si verifichino le cause scatenanti il rischio. Non ci resta che continuare a tenere sotto controllo la situazione sperando di trovare una soluzione prima che il rischio si concretizzi. So che la strada è ghiacciata ma devo comunque uscire per un’emergenza, quindi correrò il rischio prestando la massima attenzione. Questa strategia viene anche adottata quando i costi per eliminare (o almeno ridurre) le cause scatenanti superano i costi causati dall’impatto del rischio. Questo scenario, come è facilmente intuibile, è molto legato a chi deve fare questa valutazione, a chi deve sostenere i costi dell’impatto o della soluzione preventiva.

Un rischio può essere rimosso o evitato. Abbiamo le risorse per eliminare le cause scatenanti e quindi il rischio. Per evitare che la strada ghiacci, la costruisco con un manto dotato di riscaldamento! È la strategia di gestione migliore… sulla carta. Purtroppo, le risorse sono scarse e non tutti i rischi potranno essere eliminati. Inoltre, ci possono essere degli interessi per evitare di rimuovere un rischio preferendo giocare con le probabilità (e la vita altrui).

Un rischio può essere contenuto. Abbiamo le risorse per eliminare solo una parte delle cause scatenanti e/o per limitare l’impatto. Nel caso si preveda una gelata, si provvederà a spargere abbondante sale sulla strada. In caso di temperatura ancora più rigide, mi sposterò con i ramponi! È una delle strategie di gestione più utilizzate. Con quanto ho a disposizione riduco la probabilità che il rischio di manifesti, riduco gli impatti accettando l’eventualità di pagare pegno su una conseguenza ridotta. Un esempio che ben conosciamo è la vaccinazione anti COVID-19: investo io (facendomi vaccinare) per ridurre il rischio generale di portare al collasso i presidi medici e consentire quindi a tutti (incluso il sottoscritto che si è vaccinato) un’adeguata assistenza sanitaria in caso di bisogno. La vaccinazione non rimuove il rischio (ci si può comunque infettare, anche se con minore probabilità) ma ne limita i danni (eliminando quasi del tutto le conseguenze gravi della malattia).

Un rischio può essere trasferito. I rischi che non riusciamo a rimuovere e quelli residui possono diventare responsabilità di qualcun altro che si farà onere di gestirli, facendo investimenti per rimuoverli o ridurli, o facendosi carico delle conseguenze. Stipulo una assicurazione integrativa che mi ripaghi delle conseguenze di una caduta su una strada ghiacciata. Pago le tasse per avere assistenza sanitaria in caso di necessità, per avere una pensione, per avere delle forze dell’ordine, per avere strade e trasporti, per fare ricerca…

Dove tutto si complica? Nella responsabilità delle parti in causa e nel concetto di probabilità.

Sul primo elemento è lampante come la gestione richieda il coinvolgimento attivo di tutti quanti potrebbero essere parte del rischio, partendo dalle cause, dai risultati, fino agli impatti. Un’azienda che inquina non introdurrà alcuna azione volta a rimuovere il rischio di malattie legate alle proprie attività se non spinta da normative e controlli a salvaguardia di chi subisce i danni. Se i regolamenti sono blandi, l’azienda gestirà il rischio di pagare dazio con un esborso molto inferiore a quanto sarebbe richiesto per rimuovere o contenere il rischio per la popolazione. Lo stesso esempio si applica per i furbetti a vario titolo, per cui le conseguenze delle proprie scelte sono sempre un problema che si gestirà qualcun altro.

Il concetto di valutazione della probabilità è, purtroppo, quello ritenuto meno importante. Molta gente continua a sostenere con orgoglio che non capisce la matematica e che non vuole fare ulteriori sforzi per padroneggiarne le basi.

Senza bisogno di chiedere a tutti un diploma, per prendere le decisioni possiamo farci aiutare da un semplice cubo composto da tre dimensioni (probabilità del rischio, probabilità delle conseguenze, gravità dell’impatto). Un rischio può essere quindi ad alta, media o bassa probabilità. Anche le conseguenze possono avvenire con una certa probabilità, ad esempio, non sempre quando cado su una strada ghiacciata mi rompo un braccio. La gravità dell’impatto potrà essere catalogata a sua volta come alta, medio o bassa.

3x3 Rubik's cube

La regola è semplice:

  • Per situazioni che si pongono nell’angolo in alto a sinistra (rischio e conseguenze ad alta probabilità e alto impatto) si deve puntare a rimuovere il rischio. Se non si riesce, il rischio andrà contenuto il più possibile investendo risorse per limitare i danni e per arrivare a quanto necessario per la completa rimozione.
  • Per situazioni che si pongono nell’angolo in basso a destra (rischio e conseguenze a bassa probabilità e basso impatto) si può decidere di accettare il rischio. Sarebbe preferibile, comunque, trasferirlo o contenerlo.
  • Per le situazioni intermedie, andrà trovato un bilanciamento tra le strategie e le risorse a disposizione.

Semplice?

Provate a confrontarvi con questi esempi di rischi e conseguenze, provando a suggerire la strategia che adottereste. Più avanti, dopo una simpatica vignetta di xkcd, trovate la mia personale valutazione.

  1. Esiste il rischio che una civiltà aliena giunga dalla Spazio e distrugga la Terra.
  2. Esiste il rischio che un meteorite giunga dallo Spazio e distrugga la Terra.
  3. Esiste il rischio che il fiume straripi inondano le case limitrofe.
  4. Esiste il rischio che ci siano poche risorse per la scuola e si aumenti il numero di studenti per classe causando un degrado nel livello di apprendimento.

Conditional Risk by xkcdOriginale: https://xkcd.com/795/

Traduzione:

  • Wow! Dovremmo rientrare!
  • Non preoccuparti! I fulmini uccidono solo 45 americani all’anno. La nostra probabilità di morire è solo una su sette milioni! Andiamo avanti!

La mortalità annua di chi conosce quella statistica è di uno ogni sei.

(testo nascosto: Aspetta! Io non sono americano, quindi il mio rischio è praticamente nullo!)


1- Esiste il rischio che una civiltà aliena giunga dalla Spazio e distrugga la Terra. Il rischio è estremamente basso (il fatto che lo consideriamo non ci permette di dire che la probabilità sia nulla). La causa potrebbe essere che vogliono costruire un’autostrada galattica e noi non ci siamo opposti all’esproprio galattico presentando reclamo all’ufficio centrale. Le conseguenze sono probabili? Beh, direi altamente probabili se l’Universo è popolato da civiltà con tolleranza e burocrazia simile alla nostra. Il risultato è sicuramente ad “alto impatto”. Quindi nel nostro cubo siamo su uno degli angoli. Possiamo rimuovere le cause presidiando l’ufficio centrale e navigando tra le galassie per stringere alleanze? Non con le nostre attuali risorse, quindi il rischio non può essere rimosso. Il rischio può essere contenuto o trasferito? Al momento, di nuovo no. Una civiltà in grado di viaggiare nelle galassie ha conoscenze (e armi) che superano sicuramente le nostre possibili resistenze. Inoltre, non potendo viaggiare e incontrare altre civiltà, non sappiamo se esiste una assicurazione per i pianeti a cui aderire per trasferire il rischio di estinzione. Dobbiamo accettare il rischio, investendo in ricerca per colmare l’ipotetico divario tecnologico. Magari sarebbe anche utile preservare la bellezza del nostro pianeta in modo che l’ufficio centrale non possa approvarne la distruzione in quanto bene protetto da un vincolo paesaggistico galattico.

2- Esiste il rischio che un meteorite giunga dallo Spazio e distrugga la Terra. Sembra uno scenario molto simile al precedente. L’unica differenza risiede nella probabilità del rischio, in questo caso sicuramente maggiore. Quindi in caso di risorse limitate, sarebbe più opportuno investirle per sviluppare soluzioni per contenere questo rischio piuttosto che il precedente.

DART from Nasa

3- Esiste il rischio che il fiume straripi inondano le case limitrofe. Il rischio in questo caso dipende da quale zona viene considerata e dalle condizioni esistenti. Per semplicità diciamo che il rischio e le conseguenze abbiano una probabilità media, ossia le cause si manifestano frequentemente ma non in modo continuo e le conseguenze non avvengano sempre grazie a delle misure preventive (argini) costruiti e mantenuti su base storica. L’impatto è medio per gli abitanti delle case anche se storicamente non ha mai messo a rischio la vita delle persone. Essendo queste case in numero limitato, viene però valutato basso su scala regionale o nazionale e non ha diritto a fondi particolari e la sua gestione viene demandata al Comune che si limita ad adeguare l’argine. Il rischio viene quindi contenuto (da parte del Comune). Gli abitanti non hanno la possibilità di rimuovere il rischio (ipotizziamo che le abitazioni non siano su ruote!) ma possono però trasferirlo stipulando un’assicurazione. Nel frattempo, possono continuare a far pressione sul Comune e sulla Regione per identificare delle aree di sfogo a monte che generino meno danni complessivi.

pair of black boots

4- Esiste il rischio che ci siano poche risorse per la scuola e si aumenti il numero di studenti per classe causando un degrado nel livello di apprendimento. Ormai siamo allenati. Rischio alto perché la scuola, ahimè anche se ci fossero dei fondi, verrebbe sempre all’ultimo posto. Conseguenze altamente probabili, anche perché gli spazi usabili si ridurranno progressivamente in assenza di investimenti. Impatto devastante per le generazioni future e per il sistema Italia. Siamo nell’angolo per cui il rischio andrebbe rimosso, cambiando una volta per tutte la gestione della scuola, investendo in risorse (edilizia scolastica e attrezzature) e competenze (attrarre e mantenere professionisti validi e motivati con stipendi adeguati).

man and woman sitting on chairs

L’ultimo esempio ci riporta alla responsabilità di tutte le parti coinvolte perché senza la partecipazione attiva di tutti non esiste una reale gestione del rischio ma solo delle soluzioni estemporanei che possono non solo dimostrarsi inefficaci ma addirittura peggiorare la situazione.

Tutto qua? Se avete avuto la pazienza di leggere fino a questo punto, fate un ultimo sforzo per completare il quadro.

Ognuno degli elementi incontrati (ipotesi, cause, risultati/cambiamenti, conseguenze/impatti) muta nel tempo sia per ragioni esterne (su cui non abbiamo governo) sia per ragioni interne (maggiori dati storici, risorse e competenze a disposizione su cui possiamo investire).

Ecco che la gestione del rischio è un processo che va attivato e mantenuto nel tempo, aggiornando le nostre strategie alle evoluzioni occorse.

black and gold steel gear

Un processo molto semplificato si può riassumere in quattro elementi:

  • La prima fase è una chiara pianificazione e definizione degli obiettivi del processo (plan). Sembra una banalità, ma le risorse a disposizione dipendono dagli obiettivi e dalla “investitura” che avranno i responsabili di questo processo.
  • Nella seconda parte si fa un puntuale inventario dei rischi da gestire (risk assessment) che, come visto negli esempi, deve includere l’identificazione, la stima e la valutazione dei rischi.
  • La terza fase è il trattamento dei rischi (risk treatment), ossia quali strategie adottiamo e come le realizziamo.
  • Alla fine, e qui di solito casca l’asino, c’è la fase di controllo (monitoring).

Queste quattro componenti sono tutte indispensabili e non necessariamente eseguite in sequenza. Può darsi che per alcuni rischi ben conosciuti sia attiva una attività di controllo e una revisione dei rischi pluriennale mentre per altri si sia nella fase di inventario e di trattamento con ricicli frequenti.

Quello che è sicuro è che niente è statico e immutabile, un po’ come nelle relazioni che non vengono rese eterne da un anello ma dal vivere fianco a fianco giorno dopo giorno, aggiornando gli interessi e gli obiettivi, confrontandosi in modo chiaro e imparando dagli errori.

black street lamp near body of water during daytime

P.S.: Nessun “rischio” è un’isola, ossia i rischi sono nella maggior parte dei casi interconnesi tra di loro. Questo meriterebbe una approfondimento dedicato al tema delle cause, ma per darvi un assaggio guardate le seguente mappa di interconnessione dei rischi aggiornata ogni anno dal World Economic Forum:

Global Risks Report 2020 – The Global Risks Interconnections Map 2020

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