Recensione in un tweet: Pensieri lenti e veloci (D.Kahneman)

Recensione in un tweet: Pensieri lenti e veloci (D.Kahneman)

Descrizione:

Siamo stati abituati a ritenere che all’uomo, in quanto essere dotato di razionalità, sia sufficiente tenere a freno l’istinto e l’emotività per essere in grado di valutare in modo obiettivo le situazioni che deve affrontare e di scegliere, tra varie alternative, quella per sé più vantaggiosa. Gli studi sul processo decisionale condotti ormai da molti anni dal premio Nobel Daniel Kahneman hanno mostrato quanto illusoria sia questa convinzione e come, in realtà, siamo sempre esposti a condizionamenti – magari da parte del nostro stesso modo di pensare – che possono insidiare la capacità di giudicare e di agire lucidamente. Illustrando gli ultimi risultati della sua ricerca, Kahneman ci guida in un’esplorazione della mente umana e ci spiega come essa sia caratterizzata da due processi di pensiero ben distinti: uno veloce e intuitivo (sistema 1), e uno più lento ma anche più logico e riflessivo (sistema 2). Se il primo presiede all’attività cognitiva automatica e involontaria, il secondo entra in azione quando dobbiamo svolgere compiti che richiedono concentrazione e autocontrollo. Efficiente e produttiva, questa organizzazione del pensiero ci consente di sviluppare raffinate competenze e abilità e di eseguire con relativa facilità operazioni complesse. Ma può anche essere fonte di errori sistematici (bias), quando l’intuizione si lascia suggestionare dagli stereotipi e la riflessione è troppo pigra per correggerla.

Le citazioni (ma solo alcune, altrimenti copiavo il libro 🙂 :

Individuare l’errore, però, non significa denigrare l’intelligenza umana più di quanto il concentrarsi sulle malattie proprio dei manuali di medicina significhi negare la buona salute.
Nemmeno gli statistici erano buoni statistici intuitivi.
Nel complesso, però, l’idea che la nostra mente sia soggetta a errori sistematici è ora generalmente accettata.
La nostra comune ricerca sul giudizio e il processo decisionale fu il motivo del premio Nobel che ricevetti nel 2002,  e che Amos avrebbe condiviso con me se nel 1996, all’età di cinquantanove anni, non fosse morto.
Questa è l’essenza delle euristiche intuitive: quando dobbiamo affrontare problemi difficili, spesso rispondiamo a un problema più facile, di solito senza notare che è stata operata una sostituzione.
Il meglio che possiamo fare è giungere a un compromesso: imparare a riconoscere le situazioni in cui è probabile si verifichino errori e impegnarci maggiormente a evitare grossi sbagli quando la posta in gioco è alta.
La sofisticata allocazione dell’attenzione è stata affinata attraverso una lunga storia evolutiva.
Quando si diventa esperti in un compito particolare, la quantità di energia richiesta dalla sua esecuzione diminuisce.
Le forme più impegnative di pensiero lento sono quelle che ci costringono a pensare in fretta.
Diverse indagini psicologiche hanno dimostrato che chi è sottoposto simultaneamente a un compito cognitivo difficile e a una tentazione tende maggiormente a cedere alla tentazione.
Il sistema 1 influisce di più sul comportamento quando il sistema 2 è indaffarato, e ha un debole per i dolci.
L’idea su cui ci si dovrebbe concentrare, invece, è che l’incredulità non è un’opzione.
il 90 per cento dei ragazzi che videro il CRT in caratteri normali fece almeno un errore nel test, mentre la percentuale scendeva al 35 per cento quando il carattere era a malapena leggibile. Sì, hai capito bene: il rendimento fu migliore quando il carattere era quasi illeggibile.
La morale della storia è significativa: quando il sistema 2 è impegnato in altro, crediamo pressoché a tutto. Il sistema 1 è sprovveduto e tende a credere, il sistema 2 ha il compito di dubitare e non credere, ma a volte è indaffarato e spesso è pigro. In effetti, da alcune prove risulta che le persone si facciano più influenzare da messaggi persuasivi inconsistenti, come gli spot pubblicitari, quando sono stanche e deconcentrate.
È la coerenza, non la completezza delle informazioni, che conta per una buona storia.
Uno degli aspetti straordinari della nostra vita mentale è che non ci capita quasi mai di non sapere che pesci pigliare.
Il potere delle ancore casuali è stato dimostrato in modi inquietanti.
Giudici tedeschi che avevano in media oltre quindici anni di esperienza in magistratura lessero la descrizione di una donna che era stata sorpresa a rubare nei negozi, poi lanciarono un paio di dadi truccati che a ogni lancio davano come risultato 3 o 9.  7 Appena il dado si fermava, si chiedeva ai giudici se avrebbero condannato la donna a un numero di mesi di carcere superiore o inferiore al numero che compariva sui dadi. Alla fine si chiese loro di specificare l’esatta condanna che avrebbero comminato alla ladra. In media, quelli che avevano ottenuto 9 come risultato del lancio di dadi dissero che l’avrebbero condannata a otto mesi, mentre quelli che avevano ottenuto 3 dissero che l’avrebbero condannata a cinque: l’effetto ancoraggio era del 50 per cento.
Come disse lo psicologo Jonathan Haidt in un altro contesto: «La coda emozionale muove il cane razionale».
Cambiare idea sulla natura umana è difficile, e cambiare idea in peggio su se stessi lo è ancora di più.
L’istruttore aveva ragione, ma nel contempo aveva torto marcio! La sua osservazione era astuta e corretta: le occasioni in cui aveva lodato una manovra tendevano a essere seguite da performance deludenti, mentre in genere le punizioni erano seguite da un miglioramento. Tuttavia l’inferenza che aveva tratto riguardo all’efficacia della ricompensa e della punizione era completamente sbagliata. Quella che aveva osservato è la cosiddetta «regressione verso la media», che in quel caso era dovuta a fluttuazioni casuali della qualità della performance.
La mente umana non se la cava bene con i non-eventi. Il fatto che molti degli avvenimenti importanti realmente accaduti riguardino delle scelte ti induce a esagerare ulteriormente il ruolo della competenza e a sottovalutare la parte che la fortuna ha avuto nel risultato finale.
Poiché ogni decisione critica si è rivelata buona, la cronaca fa pensare a una prescienza quasi perfetta; ma la sfortuna avrebbe potuto distruggere tutte le mosse successive. L’effetto alone aggiunge i tocchi finali, conferendo un’aura di invincibilità ai protagonisti della vicenda.
La nostra consolatoria fiducia che il mondo sia dotato di senso poggia su un fondamento sicuro: la nostra capacità pressoché illimitata di ignorare la nostra stessa ignoranza.
Il nocciolo dell’illusione è la presunzione di capire il passato, che implica la presunzione di poter conoscere il futuro; in realtà, noi capiamo il passato meno di quanto crediamo.
L’idea che il futuro sia imprevedibile è inficiata ogni giorno dalla facilità con cui viene spiegato il passato.
«Ogni volta che possiamo sostituire a un giudizio umano una formula, dovremmo almeno prendere in considerazione l’idea di farlo.»
Abbiamo ereditato dai nostri antenati una grande facilità di apprendere quando è il caso di avere paura.
Naturalmente i vantaggi dell’ottimismo sono offerti solo agli individui che hanno soltanto una leggera tendenza a vedere tutto rosa e che riescono a «accentuare il lato positivo» senza però perdere di vista la realtà.

La valutazione in un tweet:

Nobel meritato, lettura alla portata di tutti, da leggere per riflettere ed essere ancor di più tolleranti - Recensione #libro Pensieri lenti e veloci (D.Kahneman) Condividi il Tweet

I dati del libro:

Titolo: Pensieri lenti e veloci (D.Kahneman)

Autore: Daniel Kaheneman

Editore: Mondadori

Numero di pagine: 560

Anno di pubblicazione: 2012

Traduttore: Laura Serra

Genere: saggio

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