Perché la storia, pur non essendo predittiva, è pur sempre una grande maestra

Perché la storia, pur non essendo predittiva, è pur sempre una grande maestra

… e la Statistica una scienza da usare con cognizione di causa.

Siamo sopraffatti da questa silenziosa ondata. Alcune immagini sono ormai diventate iconiche. Ci sembra di essere alle prese con qualcosa di eccezionale e nuovo, un fatto vero da un lato e falso allo stesso tempo.

Se è vero che non abbiamo mai affrontato questo virus in modo specifico, possiamo comunque trovare pandemia, più o meno simili, anche nel nostro recente passato. Studiando e approfondendo quelle esperienze, è possibile impostare una rotta che non sia esclusivamente di pancia, che non segue la necessità di visibilità degli animali politici, che possa confortare chi in questi frangenti non vede una luce in fondo al tunnel.

Un conto sono i resoconti e le invocazioni (pancia e cuore) del personale sanitario, un altro e sostenere tali esortazioni con i dati (fatti, date, numeri, immagini).

Ecco che la storia della pandemia denominata Spagnola, avvenuta un secolo fa, ci aiuta ad accettare le restrizioni imposte (mica sarete diventati tutti dei runner proprio adesso, quando prima vi esercitavate solamente sul divano?) e a interpretare le informazioni che a tutte le ore invadono la nostra vita.

Sara Chodosh, per il sito Popular Science, raccoglie fatti e correlazioni sull’influenza del 1918. Senza diventare per forza dei Data Scientist, macinatori di Big Data ed esperti di Statistica, il seguente grafico è la testimonianza storica dell’efficacia delle misure preventive adottata in modo diseguale negli Stati Uniti.

Premesso che il caso di Philadelphia avvenne tre settimane prima dell’insorgere della Spagnola a St.Louis e quindi non si sta facendo un processo a chi gestì quell’emergenza ma solo capire e imparare da quella esperienza. A posteriori siamo tutti dei fenomeni.

Philadelphia adottò delle misure di “distanza sociale” tre settimane dopo il primo caso conclamato. Inoltre, non annullò la Liberty Loan Parade, con duecentomila persone che si accalcarono per strada due settimane dopo la prima vittima. Settantadue ore dopo la manifestazione, tutti i trentuno ospedali della città erano pieni. Entro la fine della settimana erano morte duemilaseicento persone. Il conto finale fu di dodicimila vittime, con un picco di un decesso ogni quattrocento abitanti raggiunto alla quinta settimana. Due mesi e mezzo di strage.

St.Louis chiuse tutto entro quattro giorni. Tutti a casa. Ci furono due picchi. Il primo, a seguito di una curva molto ammorbidita, avvenne cinque settimane dal primo caso, come per Philadelphia. Il secondo avvenne alla decima settimana, dopo che venne consentita una parziale ripresa dopo la discesa dal primo picco. St.Louis non raggiunse mai la mortalità registrata nella prima città (uno su quattromila, uno su millesettecento). Un’emergenza controllata per quattordici settimane, un solo mese in più rispetto a Philadelphia.

Lo studio del PNAS prende in considerazione anche altre città, confermando la correlazione tra l’adozione rapida di misure di contrasto e picchi di mortalità inferiori.

Trovo molto interessante anche un altro grafico, sempre raccolto da Sara Chodosh per PopSci. Si vede l’andamento della mortalità per diverse città e le misure a mano a mano adottate o sospese (scuole chiuse, ritrovi pubblici sospesi, isolamento o quarantena per i possibili contagiati). Pittsburgh, che non adotterà mai misure di quarantena e isolamento, sarà la città con la maggior percentuale di vittime (una su centoventi abitanti!).

È facile notare una relazione diretta che ci sarà utile tenere presente quando assisteremo alla discesa dei contagi: non è una buona idea riaprire le attività mentre l’infezione è ancora attiva. Le città che hanno fatto questo passo hanno subito una seconda (o terza) ondata, a volte anche più virulenta della prima.

Armiamoci quindi di pazienza e di un po’ di raziocinio, guardano i numeri con meno frequenza e limitando al veramente necessario le occasioni di contagio. Nel 1918 non c’era Internet, le prime radio avrebbero trasmesso dopo pochi anni (la prima trasmissione sarebbe stata dall’Argentina nel 1920), la televisione un’idea futura. Quindi non lamentiamoci (troppo).

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