Recensione in un tweet: American Dust. Prima che il vento si porti via tutto (R.Brautigan)

Recensione in un tweet: American Dust. Prima che il vento si porti via tutto (R.Brautigan)

Descrizione:

Arrivano tutte le sere, d’estate. Scaricano da un furgoncino un divano, tavolini e lampade. E pescano. L’alcolizzato abita in una Baracca. I ragazzi vanno da lui a raccattare i vuoti per rivenderseli e comprare qualcosa, un hamburger oppure una scatola di proiettili. Quel giorno il ragazzino sceglie i proiettili. La seconda guerra mondiale è appena finita, e nessuno fa caso a un adolescente con un fucile sottobraccio, fermo a una stazione di servizio. Il ragazzino è un uomo e ricorda, prima che il vento si porti via tutto, l’America e i suoi sogni, l’alcolizzato e le sue bottiglie, i due sul divano in riva al lago. La scelta, leggera e terribile, tra hamburger e proiettili, un colpo di fucile in un campo di meli e l’amico bello e ferito, lasciato lì a morire dissanguato. “American Dust” è un’elegia delicata e sorprendente, in cui l’infanzia e la morte danzano insieme, avvolte nella polvere del sogno americano.

Le citazioni:

Io aspetto e questo è un buon modo di aspettare come qualsiasi altro modo di aspettare perché aspettare è sempre aspettare sotto ogni aspetto.

Il sole diventava noioso verso metà pomeriggio, come spesso succede ai bambini, quasi come una cosa passata di moda, tipo certi vecchi vestiti che persino da nuovi non sono mai stati un granché. Forse Lui avrebbe dovuto rifletterci un po’ di più.

Pensieri infantili di morti precoci continuano a dipanarmisi in testa, ma forse sbucciarsi è un modo migliore e più accurato di vedere la cosa, proprio come una cipolla che, sbucciandola, diventa una palla sempre più piccola e gli occhi mi si riempiono di lacrime finché, a forza di sbucciarla, la cipolla non c’è più e smetto di piangere.

Eravamo tutti terrorizzati dal gas, specialmente mia madre. Lei aveva una testa come una biblioteca grigia tutta piena di storie di morti per fughe di gas.

Il vecchio rimase molto sorpreso nel vedermi andare verso di lui con fare molto cordiale e rilassato e dire: «Buongiorno». Fu così sorpreso che rispose come il rovescio garbato di una moneta: «Buongiorno».

Sono come un miraggio che rifiuta di assumersi qualsiasi responsabilità nei confronti della realtà e se ne sta lì come a prenderla in giro. Cerco di farlo reagire, ma si rifiuta. Non sì vuole avvicinare più di così.

«Ho paura, ma non capisco di cosa» mi disse una volta. «La sento continuamente. A volte arrivo quasi a capire di cosa si tratta, ma poi, quando sono sul punto di vederla, quella cosa scompare e io resto lì, imbambolato, a chiedermi cos’era.»

Inutile dire che l’America è cambiata da quei giorni del 1948. Se oggi vi capitasse di vedere un dodicenne con un fucile sottobraccio di fronte a una stazione di servizio, probabilmente chiamereste la Guardia Nazionale e fareste anche bene. Attorno al ragazzino trovereste un mucchio di cadaveri.

A quei tempi la gente aveva una propria immaginazione, un po’ come per i piatti fatti in casa. Oggi la nostra immaginazione non è altro che una qualsiasi strada d’America costeggiata da catene di ristoranti. A volte penso che perfino la nostra digestione sia una colonna sonora registrata a Hollywood dalle reti televisive.

La valutazione in un tweet:

La polvere cade su tutto coprendo la precarietà dei sogni e omologando tutto al Sogno Americano - Recensione #libro American Dust. Prima che il vento si porti via tutto (R.Brautigan) Condividi il Tweet

I dati del libro:

Titolo: American Dust. Prima che il vento si porti via tutto
Autore: Richard Brautigan
Editore: ISBN
Numero di pagine: 109
Anno di pubblicazione: 2005
Traduttore: Enrico Monti
Genere: romanzo

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