G come Gamification

G come Gamification

A chi non piace giocare? È un istinto, qualcosa di primordiale non solo nell’uomo. Non è detto che a tutti piaccia lo stesso gioco, ma a tutti piace giocare.

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Anche se a pelle associamo a un’attività ludica il divertimento, il piacere, il distrarci dai problemi della vita quotidiana, il Treccani ci ricorda come l’accezione includa anche la sfera del guadagno. Diciamo ad esempio che giochiamo al lotto, che la nostra squadra del cuore gioca in Serie A (tutt’altro che per puro scopo ricreativo!).

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Quando sentiamo parlare di Gamification (ludicizzazione, ossia il trasformare in gioco) si intende la trasformazione di una attività in una particolare forma di gioco sfruttando tutti gli aspetti che ci attraggono per farci compiere azioni che magari, riflettendoci un poco, non è detto che compieremmo.

Ma quali sono questi aspetti che di rendono dipendenti dal giocare?

Il primo e più facile da riconoscere è il loop ludico, ossia il desiderio di “passare il livello”. Pensiamoci un attimo, è la base di tutti i giochi, da Tetris a Space Invaders, fino a Fortnite. Ecco che appena abbiamo la soddisfazione (il livello superato, la riga di Tetris che si elimina, tre o più caramelle abbinate a Candy Crush) ci viene proposto un nuovo livello, un nuovo traguardo a cui ambire. Ecco il loop, il motivo per cui una volta iniziato è difficile smettere (a meno che non si abbiano finiti i crediti a disposizione). È qualcosa che fa leva sulla nostra autostima e senso di autonomia.

Tetris and the Ludic Loop – Pure satisfaction and addictive (from https://www.paulolyslager.com)

Un altro aspetto tipico sono gli scudetti (badge in inglese). Avete in mente le infinite discussioni sugli scudetti rubati o tolti? Oppure le spille elettorali? Ecco, datemi uno scudetto a disposizione e solleverò il mondo. La leva in questo caso sono la dimostrazione del valore, proprio o di squadra, e la competizione.

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Per ultimo, tra i principali, è il forward dispatch. È la ragione per cui l’estate si è affollata di amichevoli di lusso presentate come sfide tra le migliori squadre al mondo. Un’accozzaglia di partitepoco utili se non addirittura dannose per il successivo campionato. Se il gioco è progettato per creare dipendenza farà di tutto per farci proseguire una volta raggiunto il nostro traguardo iniziale. Non dobbiamo spegnere o mettere in pausa, dobbiamo continuare. Verranno messi in palio vite aggiuntive, un nuovo avversario, un moltiplicatore di punti, una nuova arma da usare nel nostro sparatutto preferito. L’importante è che non abbandoniamo il gioco.

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Photo by Pete Hindle

Perché il mondo del marketing e degli affari ha messo questa parola tra le prime della propria agenda? Riflettiamoci un attimo, ascoltate qualche conversazione al bar, prestate attenzione a dove cade lo sguardo (al di fuori della sfera sessuale) e avrete la risposta: la nostra attenzione (engagement). Sì, proprio quella, la pietra filosofale di tutti i social media manager. Se riuscite ad avere un alto engagement su quanto pubblicate, allora siete un messia dei social, un influencer. Il modo migliore, se come me non avete qualità fisiche che attirino all’istante l’attenzione, è mettere tutto sotto forma di gioco.

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Ma non è nello sterile ambiente dei social che la Gamification raggiunge i suoi apici. È nella vita reale. Da Uber a Netflix, passando per la vostra banca e il vostro supermercato di fiducia (e tra poco, a quanto dicono, anche dal vostro scontrino. Sigh!).

Il New York Times, in un bellissimo articolo, descrive la maggior parte dei trucchi di Uber, con tanto di simulazioni interattive e interviste ai vari driver.

Uno dei messaggi che Uber spedisce ai driver per incoraggiarli a rimanere a disposizione (da https://www.nytimes.com)

E che dire del termine Binge Watching, la visione compulsiva nata dalle strategie di Netflix? Vi ricorda forse il Forward Dispatch? Strano… Strano… Coincidenze?

Vi ricordate il gioco “Vinci Salvini”? OK, il personaggio ne ha sbagliata qualcuna (!) ultimamente, ma vogliamo parlare dell’applicare alla politica i concetti della Gamification?

Per chiudere, facciamo un piccolo test:

  • A chi piacciono gli ordini, gli imperativi, i “ce lo ordina…”? Penso nessuno.
  • A chi piace giocare? Forse farei prima a chiedere a chi non piace giocare.

Riflettiamo un attimo facendoci aiutare dalle parole della tesi di laurea di Timothy Baldi

[…] la Gamification utilizza elementi che modificano l’architettura delle scelte contribuendo ad orientare i comportamenti individuali senza l’uso di ordini.

Concludiamo, quindi, ben consci di come la Gamification sia un mezzo molto potente, quanto lo Storytelling. Come venga utilizzato, in quale ambito ma, soprattutto, per quali finalità venga applicato costituiscono il vero punto su cui discutere.

P.S: La prima persona che condivide una sua foto mentre legge NEXT – Il prossimo passo riceverà un attestato di stima da parte dell’autore

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