Recensione in un tweet: Respiro (Ted Chiang)

Recensione in un tweet: Respiro (Ted Chiang)

Descrizione:

L’universo ha avuto origine da un immenso respiro trattenuto. Perché non si sa, ma quale che ne sia stato il motivo, mi fa davvero piacere sia andata così, se sono vivo lo devo infatti a quel fenomeno. Tutti i miei desideri e le mie riflessioni non sono altro che vortici d’aria generati dalla successiva e graduale espirazione dell’universo. E finché questa grande espirazione non avrà termine, i miei pensieri continueranno a vivere.

Nel racconto che dà il nome alla raccolta, il protagonista è uno scienziato che fa una scoperta impossibile sulla propria esistenza. E chiude proprio con un’esortazione che contiene la poetica dell’autore: «Anche se quando mi leggerai, esploratore, io sarò morto da tempo, mi congedo adesso rivolgendoti un invito: contempla la meraviglia che è l’esistenza e rallegrati di poterlo fare. Mi sento in diritto di dirtelo. Mentre scrivo queste parole, infatti, io sto facendo lo stesso.» In questo uso della fantascienza come contenitore dei sentimenti e dei pensieri umani, Chiang è degno erede di Philip K. Dick. Nelle altre otto storie che compongono la raccolta ci sono sempre personaggi fuori dall’ordinario, che sperimentano la vita in dimensioni diverse dalla nostra. Come nel Mercante e il portale dell’alchimista, il racconto che apre la raccolta, in cui un varco temporale costringe un venditore di stoffe nell’antica Baghdad a fare i conti con i propri errori e gli offre il modo di rimediare.

Come in tutte le sue opere, Chiang sfiora la fantascienza immaginando mondi diversi, intelligenze artificiali, forse viaggi nel tempo (sicuramente nella memoria), e in realtà mette sul tavolo temi umanissimi: il valore della vita, l’ineluttabilità, la paura e il dolore della morte, la necessità della memoria, la ricchezza salvifica del sapere, e volere, comunicare.

Le citazioni:

«Avrei dovuto privarti di una simile esperienza? Avresti preferito così?» Così come crescendo capiamo quanto valgano certe tradizioni di cui da giovani ci sfuggiva il senso, allo stesso modo Hassan comprese che celare alcune informazioni aveva un suo perché, esattamente come ce l’aveva il rivelarne altre.

«Coincidenze e intenzioni, signore, sono due facce dello stesso arazzo. Una delle due può essere più gradevole a vedersi, ma non si può dire che una sia vera e l’altra falsa.»

Gli Oracoli dimostrano che il libero arbitrio non esiste, ecco il primo problema da affrontare.

Nella maggior parte dei casi, prima di riuscire a perdonare dobbiamo dimenticare almeno un po’.

Gli psicologi distinguono la memoria semantica, che corrisponde alla conoscenza dei fatti in generale, e la memoria episodica, ovvero il ricordo delle esperienze personali. Fin dall’invenzione della scrittura, per la memoria semantica stiamo usando degli integratori tecnologici: prima i libri, poi i motori di ricerca. Abbiamo invece fatto resistenza a simili aiuti per ciò che concerne la memoria episodica: solo in pochi, infatti, hanno avuto più diari e album fotografici che libri.

Ma personalmente, a preoccuparmi quanto l’ipotesi di una disfatta della tecnologia, è il suo successo.

Le persone sono fatte di storie. I nostri ricordi non sono un ammasso indistinto di tutti i secondi che abbiamo vissuto, sono la narrazione che abbiamo elaborato selezionando determinati momenti e assemblandoli. Ed è per questo che, pur avendo attraversato momenti vissuti anche da altri, le narrazioni che abbiamo creato sono immancabilmente diverse: i criteri usati per selezionarle differiscono da una persona all’altra e sono un riflesso della nostra personalità.

Meglio ammettere invece che per me è più facile apprezzare i vantaggi dell’alfabetizzazione e più arduo riconoscere quanto ci sia costata.

E penso di aver capito qual è il vero vantaggio della memoria digitale. Il punto non sta nel dimostrare di aver ragione, ma nell’ammettere di esserci sbagliati.

Per parlare della verità mi sono dovuto inventare una storia, il che, lo riconosco, è paradossale.

Ma io e gli altri pappagalli siamo già qui. Perché agli umani non interessa udire la nostra voce?

Nessuno dedicò molto pensiero al problema, al di là del semplice e giustificato riconoscimento della sua esistenza.

Con ogni movimento del mio corpo, contribuisco al livellamento della pressione nel nostro universo. Con ogni mio pensiero accelero l’avvento di quell’equilibrio fatale.

Alcuni trovano dell’ironia nel fatto che lo studio del nostro cervello non ci ha rivelato i segreti del passato, ma quello che infine ci attende nel futuro. Comunque, io resto dell’idea che abbiamo imparato comunque qualcosa d’importante sul passato. L’universo è iniziato come un enorme respiro trattenuto. Chissà perché, quale che sia la ragione, ne sono contento, perché devo la mia esistenza a quell’evento. Tutti i miei desideri e le mie elucubrazioni sono nulla di più e nulla di meno che vortici generati dalla progressiva espirazione del nostro universo. E finché questa grande espirazione non sarà finita, i miei pensieri continueranno a vivere.

Perché anche se la durata di un universo è calcolabile, la varietà della vita generata al suo interno non lo è.

Il nostro universo poteva scivolare nell’equilibrio emettendo nulla più di un soffio quieto. Il fatto che abbia prodotto una tale pienezza è un miracolo, comparabile solo a quello dell’universo che ha dato vita a te.

Contempla la meraviglia che è l’esistenza e sii lieto di esserne capace. Sento di avere il diritto di dirtelo perché, mentre scrivo queste parole, io faccio lo stesso.

La valutazione in un tweet:

Fantascienza cesellata con maestria. Una certezza. - Recensione #libro Respiro (Ted Chiang) Condividi il Tweet

I dati del libro:

Titolo: Respiro
Autore: Ted Chiang
Editore: Frassinelli
Numero di pagine: 352
Anno di pubblicazione: 2019
Traduttore: Christian Pastore
Genere: racconti

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