Internet parte terza: dai social alle app per arrivare alla rete dei dati

Internet parte terza: dai social alle app per arrivare alla rete dei dati

Il 9 gennaio 2007, Steve Jobs dopo aver presentato l’aggiornamento del Mac, e le ultime sull’iPod (il riproduttore musicale) butta lì il solito “one more thing” e mostra un piccolo oggetto che racchiude in sé tre dispositivi fino ad allora distinti: un telefono, un computer, un riproduttore musicale. Boom! Ecco lo smartphone. I presenti rimangono, come per ogni parola del santone, estasiati. Negli uffici dei competitor, qualcuno fa finta di niente e farà una brutta fine (BlackBerry, ad esempio). Altri capiscono che il mondo è cambiato e invertono la rotta (Google con Android).

Eppure, anche la Apple non aveva intuito il cardine del cambiamento. Passerà quasi un anno prima che compaia l’Apple Store, il primo negozio a vendere le APP, piccole applicazioni ritagliate per un solo (piccolo) scopo.

Fino a quel momento, e ancora per qualche anno dopo, lo strumento necessario per sfruttare le potenzialità di Internet era il browser (su cui ci furono almeno due grandi guerre commerciali), con il suo essere il più possibile standard e altamente personalizzabile (e controllabile) dall’utente tramite estensioni e parametri. Dal 2008, lo strumento (browser) si frantuma in una miriade di parti (app), ognuna delle quali semplificata al massimo, scarsamente personalizzabile dato lo scopo ben preciso e dal comportamento per lo più nascosto all’utente. È la fine dell’Utopia della “singola” Internet.

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Photo by transCam

Internet rimane una città in comune, ma non esistono più strade condivise, commistioni, contaminazioni. Al posto di una velocissima carrozza con finestre, per passare da una parte all’altra si usa il teletrasporto tanto che le singole località potrebbero risiedere in città, continenti, pianeti diversi. Al posto di un senso civico comune, ecco emergere delle bolle con diversi usi e costumi, culture diverse e a tratti contrapposte, ognuna sempre più chiusa e sempre più autonoma grazie al totale dominio generato dalle singole app proprietarie.

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Photo by pjdoubleyou

I nuovi attori, apparsi appena prima del lancio dell’iPhone o subito dopo, eleggono a loro habitat naturale il connubio smartphone-app, sfruttando psicometria, profilazione, gamification e tutto quanto disponibile per rendere la propria bolla la più esclusiva, amichevole, su misura per ognuno di noi… e più redditizia.

Le funzionalità offerte per lo più senza alcun pagamento aumentano a dismisura, in una versione digitale del Paese dei Balocchi. Nel giro di 10 anni, il mondo digitale si trasforma. 2002: Linkedin; 2003: Skype e MySpace (anche se defunto resta una pietra miliare); 2004: Facebook, Flickr, YouTube; 2005: Google Maps; 2006: Twitter e YouPorn; 2008: Spotify, Airbnb; 2009: WhatsApp, Uber; 2010: Instagram; 2011: Snapchat, WeChat; 2012: Tinder. È l’esplosione dei Social (Network, Media).

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Photo by gleonhard

Nel frattempo, anche la galassia giochi abbraccia il nuovo paradigma ampliando la propria area d’azione precedentemente limitato alle console giochi e ai personal computer. Ecco il Mobile Gaming. 2009: Angry Birds; 2010: Plants vs. Zombies, Fruit Ninja; 2011: Temple Run: 2012: Candy Crush, Clash Of Clans; 2014: Monument Valley; Pokemon Go (2016); Fortnite (2017)

È l’apoteosi del modello Freemium: le principali funzionalità sono gratuite (nel senso che non paghi una licenza o un abbonamento) e puoi comprare degli elementi addizionali (nuove truppe, armi, decorazioni…) non sempre necessari al gioco.

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Photo by JeepersMedia

Mentre lo scandalo Datagate scoperchiato da Edward Snowden appare come un gioco di spie e vecchia Intelligence (2013), i tasselli dello scandalo Cambridge Analytica-Facebook (sparsi dal 2006 al 2018) mostrano come i dati siano diventati la nuova valuta dell’economia digitale. Un’invasione che ha portato al varo in tutti il mondo di normative stringenti sul tema Data Privacy (in primis, il GDPR europeo).

Se da un lato questa Internet dei dati preoccupa e scoraggia, ecco che le medesime tecnologie consentono la diagnosi precoce di malattie, approcci meno invasivi a malattie croniche, prospettive nuove per la gestione ambientale fino a far diventare Internet un habitat non solo per gli umani ma anche (o soprattutto) per le cose (Internet of Things).

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Eppure, descrivere l’attuale Internet tramite questa dicotomia appare quanto meno riduttivo. Le tecnologie e le soluzioni abilitate dalla rete delle reti, dai numerosi protocolli e dalla facilità di comunicazione, sono innumerevoli e in continua evoluzione. Ad esempio, spinta dalla pubblicità delle criptovalute, ecco che si parla di Blockchain.

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Photo by laboratoriolinux

Avremo da divertirci, per gli anni a venire.

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