I come Internet – seconda parte: Il World Wide Web

I come Internet – seconda parte: Il World Wide Web

Ecco la seconda parte riguardante il significato del termine Internet.

La prima parte la potete leggere qui.

Internet come World Wide Web

Abbiamo collegato varie reti tra di loro, abbiamo adottato un insieme di protocolli comunemente accettati ma poi abbiamo dovuto aspettare che al CERN, l’inglese Tim Berners-Lee, con l’aiuto del belga Robert Cailliau, risolvesse un problema strutturale per accedere alle informazioni in modo rapido ed efficace. Nel mondo digitale non possiamo replicare soluzioni adottate con altri strumenti. Serve andare oltre la struttura del documento cartaceo, della fotografia, della registrazione audio-video. Serve l’ipertesto, la possibilità di collegare, fare rimandi e citazioni, includere e formattare, serve un nuovo modo di costruire i documenti (HTML HyperText Markup Language), un protocollo per renderli accessibili (HTTPHyperText Transfer Protocol) e un indirizzo per raggiungerli (URLUniform Resource Locator).

Ecco che Internet (o meglio una parte di essa) diventa il World Wide Web (WWW – come il nome del primo browser creato da Berners-Lee). Il tutto, come per la maggior parte della linfa vitale di Internet, non coperto da brevetto e di libero utilizzo e adozione. È la cultura dell’Open Source (Codice libero, non gratuito) che permea la rete fin dalla fine degli anni sessanta. La prima “richiesta di commenti” (RFC – Request for Comments) è del 1969 e venne stilata (in bagno) da Steve Crocker come parte del progetto ARPANET.

Era il 1991 quando apparve il primo sito web scritto da Tim Berners-Lee. Nel 1992 esistevano solo dieci siti web al mondo. Nel 1994 erano più di duemila. Due anni dopo, più di duecentocinquantamila. Oggi, superano ampiamente il miliardo! D’altronde, per un sito web basta pochissimo: un computer, una connessione a Internet e un programma che risponda alle richieste.

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Rapidamente, la ragnatela si dota di quanto serve per favorire il nuovo approccio. Nel 1993, nasce in Europa il formato MP3 e all’improvviso le pagine acquistano voce. Si afferma l’uso del browser come unico programma necessario per navigare nel web scatenando la prima guerra su Internet tra Netscape Navigator e Microsoft Internet Explorer, i cui danni si trascinano ancora oggi (che sta terminando la seconda guerra dei browser).

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Basta che il Web esca dalla governance pubblica ed ecco che il mondo degli affari adotta il nuovo canale. Nel 1994 nascono Cadabra (divenuta poi Amazon) e Yahoo (addio pagine gialle cartacee con l’elenco dei siti web). L’anno dopo arriva Windows 95 e il computer diventa abbastanza semplice ed economico da entrare in tutte le case. Compare eBay, un mercato aperto a tutti dove si inizia a misurare la reputazione digitale.

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Navigare è ancora qualcosa di complicato, per cui è meglio affidarsi a dei capitani d’esperienza. Poi arrivano due studenti americani e dal 1998 abbiamo Google. Cercare diventa una esperienza elementare. Con l’introduzione dei blog, anche la creazione dei siti in HTML diventa banale.

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Mentre il secolo si chiude, la finanza cavalca l’onda del web. Giusto il tempo di stappare lo spumante e le bollicine svaniscono. Dalle macerie, però, escono con più vigore di prima realtà quali Amazon e Google.

L’onda non si arresta e si brinda alla nascita di Wikipedia, probabilmente il sito più vicino alla cultura che ha animato (e anima tuttora) il web.

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In meno di dieci anni Internet è diventato (anche) il web. Un cambio di paradigma che non tutti hanno (ancora) colto.

Le distanze si sono ridotte a un click, gli intermediari hanno perso potere (a meno che non forniscano un reale valore aggiunto), le informazioni si possono muovere su percorsi diversi, aggirare i confini, superare le censure.

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È la fine della pace di Vestfalia ma anche l’inizio di una nuova fase di DESIGN, di taglia, copia e incolla, come spesso ci ricorda il filosofo Floridi.

(…continua)

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