Recensione in un tweet: Stranieri alle porte (Z.Bauman)

Recensione in un tweet: Stranieri alle porte (Z.Bauman)

Descrizione:

Noi siamo un solo pianeta, una sola umanità. Quali che siano gli ostacoli, e quale che sia la loro apparente enormità, la conoscenza reciproca e la fusione di orizzonti rimangono la via maestra per arrivare alla convivenza pacifica e vantaggiosa per tutti, collaborativa e solidale. Non ci sono alternative praticabili. La ‘crisi migratoria’ ci rivela l’attuale stato del mondo, il destino che abbiamo in comune.

È dall’inizio della modernità che alla porta dei popoli bussano profughi in fuga dalla bestialità delle guerre e dei dispotismi o dalla ferocia di una vita la cui unica prospettiva è la fame. Per chi vive dietro quella porta i profughi sono sempre stati stranieri. Solo che oggi è stato scatenato un vero e proprio attacco di ‘panico morale’, il timore che un qualche male minacci il benessere della società. Quei nomadi – non per scelta, ma per il verdetto di un destino inclemente – ci ricordano in modo irritante, esasperante e raccapricciante quanto vulnerabile sia la nostra posizione nella società e fragile il nostro benessere. Dovremmo soffermarci e intendere le parole di papa Francesco: «Cancelliamo ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, e chiediamoci: chi ha pianto? chi ha pianto oggi nel mondo?».

Le citazioni:

Purtroppo il destino dei traumi è di convertirsi nella tediosa routine della normalità, e il destino del panico morale è di consumarsi e sparire dagli occhi e dalle coscienze avvolte nel velo dell’oblio.

In realtà, la produzione di persone «in esubero» (localmente «inutili» – ovvero numericamente in eccesso e inoccupabili – a causa del progresso economico, oppure localmente inaccettabili – ovvero rifiutate – a causa di disordini, conflitti e scontri dovuti alle trasformazioni sociali/politiche e alle lotte di potere che ne derivano) è parte integrante del nostro «stile di vita moderno».

Jonathan Rutherford: gli immigrati «portano le cattive notizie dagli angoli più remoti del mondo fino alla porta di casa nostra».

Ulrich Beck, la missione pressoché impossibile di trovare soluzioni individuali a problemi creati dalla società grava ormai sugli individui.

Tuttavia, in una società polverizzata in somma di fornitori di  prestazioni individuali (costretti a ostentare sicurezza), i potenti inclinano a contare sempre più su di noi, loro praticanti non pagati, instabili, precari e non protetti, relegati a condurre una esistenza frammentaria in una società la cui frammentarietà essi alimentano e riproducono quotidianamente.

Il secondo fatto nuovo che ci induce a ripensare il modello di Bachtin è l’erosione della sovranità territoriale delle entità politiche superstiti. Quest’erosione avviene poiché al crescente processo di globalizzazione del potere (che è la capacità di far fare) non segue una globalizzazione della politica (che è la capacità di decidere cosa fare): di qui il divario stridente tra gli obiettivi e i mezzi per poter agire efficacemente.

La conclusione di Appiah è che «la sfida […] è prendere menti e cuori formati nel corso di lunghi millenni di vita in gruppi locali, e dare loro idee e istituzioni che ci permetteranno di vivere insieme in una società che è diventata una tribù globale».

Ci troviamo qui nella sfera dei diritti e doveri (oggetto e interesse della morale, che aspira a codificarli), e non dei «fatti della vita» (soggetti invece alla gestione, e all’intenzione codificante, della politica). Ed

Ciò che si verifica oggi – in netta controtendenza rispetto alla costante espansione dello spazio dell’interdipendenza umana – è il restringersi di quella sfera di obbligazioni morali che siamo disposti a riconoscere e accettare come nostra responsabilità e oggetto della nostra costante e quotidiana attenzione e azione correttiva, al di là delle carnevalesche ed effimere esplosioni di solidarietà e cura innescate dalle spettacolari immagini mediatiche delle tragedie che si susseguono nella infinita saga dei migranti.

Il conflitto tra la natura incondizionata della responsabilità morale e la sua negazione o sospensione nei confronti di determinati esseri umani (che pure sono oggetto naturale di tale responsabilità) produce inevitabilmente dissonanza cognitiva: uno stato della mente e della volontà molesto e nocivo, dovuto a una sconcertante ma irrisolvibile ambivalenza della percezione e del comportamento. A Leon Festinger dobbiamo, oltre che il nome e la descrizione del fenomeno, anche un elenco degli espedienti utilizzati (più o meno consapevolmente) da chi è vittima di dissonanza cognitiva per attenuare quell’ambivalenza percettiva e dissipare la confusione comportamentale che ne deriva.

«la condotta morale […] non è cosa che vada da sé», spiega Hannah Arendt

«La distinzione principale, da un punto di vista politico, tra il Pensiero e l’Azione risiede nel fatto che io sono solo con me stesso o con l’io di qualcun altro quando penso, laddove sono in compagnia di molti quando inizio ad agire».

Oggi, per la prima volta, abbiamo tutti una doppia residenza, viviamo in due diversi mondi: «online» e «offline».

Per cancellare alla vista e al ricordo la controversia, e anche chi la impersona, tutto ciò che occorre è una modica dose di prontezza, determinazione e coerenza nel premere il tasto «delete». Poiché esporre al dubbio la fede che abbiamo scelto porta con sé il rischio che ci dimostrino il suo errore, aprire un dibattito appare poco opportuno, e sbarazzarsi della necessità di discutere sull’importanza e serietà degli imperativi morali aiuta a tirare un bel respiro di sollievo: basterà essere moralmente ciechi e sordi, scegliere un’opzione priva dei rischi che corre chi non lo è, e chi s’è visto s’è visto.

Il mondo sta diventando sempre più affollato: nei prossimi cinquant’anni la popolazione della nostra specie – eravamo cacciatori-raccoglitori – si avvicinerà ai nove miliardi di individui. Il dialogo tra persone di paesi diversi può essere piacevole o carico di tensione, a seconda delle circostanze: ma è comunque inevitabile.

La valutazione in un tweet:

Lucida analisi a fronte della costante banalità con la quale viene affrontato il tema. Poche pagine che pongono davanti ai nostri occhi l'essenza dell'avvicinarsi del diverso alla nostra casa - Recensione #libro Stranieri alle porte… Condividi il Tweet

I dati del libro:

Titolo: Stranieri alle porte

Autore: Zygmunt Bauman

Editore: Laternza

Numero di pagine: 103

Anno di pubblicazione: 2016

Traduttore: Marco Cupellaro

Genere: saggio

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