L’innominato, ossia il personaggio manzoniano che a causa delle sue malefatte non si merita neppure un nome. Come spesso accade, una delle figure più interessanti di un libro è tratta da qualcuno molto vicino all’autore. Infatti, la maggior parte degli storici concorda che il modello sia stato Francesco Bernardino Visconti, nipote del Signore di Milano e fratello di un antenato di Alessandro Manzoni.

L’Innominato de I promessi sposi, Francesco Gonin – Fonte: Wikipedia

Un tipetto così tranquillo che già a quattordici anni riuscì a farsi bandire dal territorio di Crema a seguito di un’aggressione condotta alla guida di ventisei bravi armati.  A nulla era servito il tentativo della madre Paola Benzoni, appartenente a un’importante famiglia cremasca, di sottrarlo alle cattive influenze trasferendosi presso la cascina Gaeta situata a Bagnolo Cremasco.

In quella zona di confine tra la Repubblica di Venezia e i territori del Ducato di Milano, il Visconti continuò a dare il meglio di sé, tra omicidi, condanne in contumacia e fughe in Svizzera per sfuggire alla cattura o latitanze al riparo di rocche ben protette. Il tutto fino alla conversione, avvenuta a quanto pare nel 1619 durante la visita pastorale del Cardinale Borromeo a Treviglio. Da quel punto, il silenzio e una vita di preghiera e meditazione trascorsa nei conventi cremaschi fino alla morte avvenuta nel 1647 nel palazzo Benzoni a Crema.

Un bel mix su cui modellare uno dei migliori personaggi della letteratura mondiale e un punto fermo della cultura nazionale.

 

 

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