A volte, i computer hanno comportamenti bizzarri, o almeno non in linea con i desideri dell’utente o le intenzioni dei loro creatori. Ad esempio, se vi chiamate Null, Void o avete un’auto targata “NO TAGS” siate pronti alle sorprese. Infatti, molti programmi impiegano parole chiave per segnalare dati non validi, la fine di una serie di informazioni o per particolari funzioni (ad esempio, dev/null è il cestino più famoso tra i nerd, una sorta di buco nero in cui riversare l’inutile).

Come vengono scelte queste parole? Di solito in modo arbitrario dai programmatori che le pescano tra quelle che hanno valutato come “impossibili che siano utilizzate in questo caso”.

Le parole chiave sono come il respingente a fine binario: se ci arrivate è segno che la strada è terminata. Rassegnatevi e accettate la conclusione, senza discussioni. Così fanno i programmi. Quando un algoritmo riceve la domanda per un prestito richiesto dal signor Null (o dalla signorina Void) può accadere che interpreti l’informazione come non pertinente e la rigetti.

È questo il caso raccontato da Christopher Null in un articolo (per noi simpatico) dal titolo “Hello, I’m Mr. Null. My Name Makes Me Invisible to Computers”. Null scrive di tecnologia e negli anni ha sviluppato una serie di trucchi per restare visibile in questo mondo sempre più digitale. Ad esempio, la sua società si chiama Nullmedia, senza spazi o punti o altro che possano confondere i programmi. Tutto a posto, fino a quando la sua banca non decide di aggiornare il parco informatico (probabilmente per motivi di sicurezza). All’improvviso Christopher non riceve più mail, pagamenti, notifiche…

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Photo by Sean MacEntee

Un altro caso giunto agli onori della cronaca è quella della signora Jennifer che, a dispetto dei consigli del marito, ha assunto il cognome del coniuge. Da quel momento la signora Null ha iniziato ad aver problemi nella prenotazione dei voli, nella dichiarazione dei redditi, nel domiciliare le utenze… eh, dar retta al marito, no?

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Ma non sempre l’effetto è quello di farvi sparire dal mondo. Danny White si è visto recapitare multe per un totale di ventimila dollari. Venticinque anni prima aveva deciso di prendere una targa personalizzata. La sua scelta è stata “NO-TAGS”, ossia nessuna targa. Soluzione divertente, peccato che da quel momento ha iniziato a ricevere tutte le multe delle auto senza targa, appunto.

Per sua fortuna il reclamo è stato accettato dato che il modello dell’auto multata molto spesso non coincideva con il suo. Per risolvere il problema, comunque, stanno seriamente pensando di ritirargli la targa personalizzata. Fine degli scherzi!

 

Un altro caso di targa creativa ci è gentilmente donato da Scottie Roberson (Alabama) che ha deciso di prendersi una targa con scritto “XXXXXXX”. Con estrema abilità (!) ha indovinato un altro codice utilizzato per indicare un’auto senza targa. Il risultato gli è valso diciannovemila dollari di multa e una minaccia d’arresto. Per sua fortuna, poi si sono messi d’accordo.

Fortunatamente, l’informatica indigena “ricicla” concetti americani e queste situazioni si verificano raramente da queste parti. Ma confido che prima o poi, anche l’italica inventiva avrà il suo White, Robertson, Null, Void…

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