A proposito di Mendeleev

A proposito di Mendeleev

Dmitrij Ivanovič Mendeleev da noi è una figura poco nota, giusto un nome che si incrocia quando si studia la tavola periodica degli elementi. Eppure, nel mondo russo gode di una fama pari a quella di Einstein, e la sua vita è altrettanto conosciuta. Numerosi sono i siti che riportano sue citazioni, spesso corredate di aneddoti coloriti e interessanti.

Mendeleev nacque nel 1834. Il padre, preside del locale ginnasio, perse la vista proprio in quell’anno e fu costretto ad abbandonare l’incarico. La madre si mise allora alla guida della vetreria del fratello per mantenere i diciassette figli e garantire loro un’istruzione. Tra questi Dmitrij, che già allora spiccava per le notevoli capacità. Alla fine del ginnasio il ragazzo venne mandato a San Pietroburgo, così che potesse frequentare le migliori scuole dell’Impero, dove poté rimanere anche dopo la morte della madre grazie a una borsa di studio. A un iniziale interesse per la zoologia subentrò quello per la chimica, che lo accompagnerà per il resto della vita.

Al fine di saldare i debiti di studio, non interamente coperti dalla borsa, era tenuto a insegnare per tre anni, ma lui dedicò l’intera esistenza alla divulgazione. Prolifico come pochi, pubblicò in tutto oltre cinquecento relazioni, continuando a battere la strada della ricerca e a cercare il confronto con la comunità internazionale. Tenne lezione fino al 1890, ovvero per trent’anni invece dei “soli” venticinque richiesti per la pensione. Resosi conto che i libri di testo erano obsoleti pensò bene di scriverne di persona, e in soli tre mesi portò a termine il primo manuale russo di chimica organica. Appena quaranta pagine, ma più che sufficienti per il suo corso, e così ben riuscite che l’autore decise di ampliare il lavoro in un’opera più completa. I Principi di Chimica vennero dati alle stampe in due volumi (1868 e 1871) e ottennero un successo senza precedenti.

mendeleev-principi-di-chimicaUomo di forte impronta liberale, riteneva che la Russia dovesse accelerare il proprio sviluppo e raggiungere gli altri stati europei attraverso investimenti significativi nell’istruzione e nella ricerca. Era venerato dai suoi studenti e rispettato dallo zar. Portato a parlare per aforismi, spesso era seguito da un codazzo di studenti pronti ad annotarseli, penna alla mano.

“Al giorno d’oggi potremmo vivere senza un Platone, ma è necessario un numero doppio di Newton per scoprire i segreti della natura e per riportare la vita in armonia con le sue leggi”.

Il 6 marzo 1869 presentò alla Società chimica russa, da lui fondata, la relazione L’interdipendenza fra le proprietà dei pesi atomici degli elementi, in cui descriveva la tavola periodica degli elementi, sessantatré elementi già conosciuti e tre fin lì ignoti le cui caratteristiche erano ben ipotizzate.

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Il miglior ringraziamento all’opera di Mendeleev lo troviamo in Il sistema periodico, di Primo Levi.

“La nobiltà dell’uomo, acquisita in cento secoli di prove ed errori, era consistita nel farsi signore della materia e io mi ero iscritto a Chimica perché a questa nobiltà mi volevo mantenere fedele. Vincere la materia è comprenderla, e comprendere la materia è necessario per comprendere l’universo e noi stessi. E quindi il Sistema Periodico di Mendeleev era una poesia.” – Primo Levi, Il sistema periodico, Einaudi 1975

Eppure il russo evitava di definirsi chimico, perché in Russia la parola era sinonimo di imbroglione.

Si dedicò a svariati e variegati progetti: inventò una polvere da sparo che non produceva fumo, sviluppò un sistema di rettificazione della nafta, confermò le teorie di Lomonosov secondo cui metano e petrolio avevano origini organiche e diede una spinta allo sviluppo dell’industria petrolifera facendo ricerche sulla composizione dei giacimenti russi, facendo tesoro delle soluzioni apprese negli Stati Uniti e promuovendo la costruzione della prima raffineria russa. Nonostante il suo pensiero sull’argomento (“Il petrolio è un dono della natura così raro e unico che bruciarlo come un combustibile semplice equivale a un peccato paragonabile a bruciare le banconote”), è tuttora considerato il padre del petrolio. Inoltre, si dedicò alla meteorologia e allo studio dell’atmosfera, campi per cui inventò strumenti di misurazione ad alta precisione. Per finire, nel suo ruolo di direttore dell’Ufficio pesi e misure contribuì in maniera decisiva alla diffusione del sistema metrico decimale in Russia.

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Non è vero, invece, che fu lui a darci la ricetta definitiva della vodka. La Pravda ha dimostrato che il governo russo aveva fissato lo standard già nel 1843, quando lo scienziato aveva solo nove anni. Mendeleev amava il tè, di cui usava una miscela speciale che si faceva spedire direttamente dalla Cina.

mendeleev-vodkaTra il 1875 e il 1876 tenne tre conferenze per illustrare i risultati della Commissione di San Pietroburgo in materia di spiritismo. All’epoca infatti era frequente che venissero chiamati scienziati di chiara fama e altri notabili a garanzia dell’autenticità dei presunti eventi. Nel corso della dissertazione, Mendeleev dimostrò che i più famosi medium dell’epoca ricorrevano ai trucchi più svariati e che nella casistica presa in considerazione non era stato rilevato alcun fatto soprannaturale.

ghost photoMendeleev fu uno scienziato cosmopolita, sempre pronto a condividere scoperte e risultati con le migliori menti dell’epoca con un approccio aperto e paritario. La stessa tavola periodica non avrebbe visto la luce senza i dati sperimentali che gli vennero inviati dai quattro angoli della terra. Sfruttò al massimo le grandi esposizioni universali come occasioni di discussione e confronto. Fu a Parigi nel 1867 e nel 1900, a Filadelfia nel 1876 e a Chicago nel 1893.

Mendeleev (al centro). Manchester, 1887
Mendeleev (al centro). Manchester, 1887

Chi lo incontrava ne riceveva un effetto ben strano, come ricorda Aleksandr Aleksandrovič Blok, uno dei principali poeti russi:

“In sua presenza non si ha paura, ma si è sempre inquieti.”

Blok l’aveva frequentato sin da bambino (il nonno era un collega dello scienziato) e nel 1903 ne sposerà la figlia, Ljuba, nel 1903. Quando si presentò a chiederne la mano, era già famoso. Il futuro suocero lo fece accomodare sul divano, gli lesse un brano di Ershov e gli contestò il titolo di poeta.

“Sei capace di scrivere così? No? Allora non puoi dire di essere un poeta.”

Fin dal 1871, il lavoro di Mendeleev rese San Pietroburgo un centro d’eccellenza mondiale, ma lo scandalo della sua bigamia gli negò per tutta la vita l’ammissione all’Accademia russa delle scienze. Inoltre, invidie varie gli costarono il Nobel nel 1906. Del resto, non è che si trattenesse dall’esprimere chiaro e tondo la sua opinione, neppure quando la cosa poteva risultare sgradita.

“Non c’è nulla in questo mondo che ho paura di dire.”

“Niente e nessuno mi può far tacere.”

Mendeleev By Unknown - Weeks, Mary Elvira (1933) The Discovery of the Elements, Easton, PA Journal of Chemical Education, p. 208 ISBN 0766138720., Public DomainCon quel carattere, immagino che la sua reazione alla notizia dei mancati riconoscimenti sia stata noncurante, alla Rhett Butler: “Francamente, me ne infischio”. E che dire dell’aplomb con cui ha accettato le onorificenze della Royal Society londinese, la nomina a membro dell’Accademia reale svedese delle scienze e la Legion d’onore francese e le centinaia di lauree honoris causa?

“Sono quattro i soggetti di studio che mi hanno reso celebre: la Legge Periodica, lo studio dell’elasticità dei gas, la comprensione delle soluzioni per affinità e i fondamenti della Chimica. Qui sta tutta la mia ricchezza. Questi quattro soggetti mi sono cari come se fossero figli miei.”

(Mendeleev, 10 giugno 1905)

Morì a San Pietroburgo nel 1907.

 

Siete pronti a volare con lui?

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