E chi glielo dice adesso allo zar?

E chi glielo dice adesso allo zar?

19 agosto 1887, Klin, Russia

Il tenente Aleksandr Matveevich Kovanko si agitava inquieto. Era passato solo un anno da quando aveva immortalato San Pietroburgo da un aerostato, eppure neanche tutto il prestigio accumulato all’epoca sarebbe bastato a salvarlo se fosse andato storto qualcosa ora. Come cavolo aveva potuto permettere a quello scienziato lingualunga di cacciarlo dalla gondola? L’abitudine a eseguire gli ordini senza discutere? Oppure il rispetto che quell’uomo suscitava fin dal primo incontro? Non riusciva a capacitarsene.

A sua parziale discolpa, quello che stava raggiungendo le nuvole non era certo un novellino, anzi! Erano ormai più di due anni che collaboravano, da quando un pugno di ricercatori aveva ottenuto il permesso di sfruttare le attività di volo per scopi scientifici. Da allora era stato tutto un viavai di palloni e aquiloni per lo studio dell’atmosfera. Niente di rischioso, per carità. Fino a quel momento…

Aerostato Falco, San Pietroburgo 1885
Aerostato Falco, San Pietroburgo 1885

Eppure la pianificazione era stata minuziosa e la scelta di usare la mongolfiera per osservare l’eclissi si era rivelata vincente, data la presenza di una fitta coltre di nubi.

Lo scienziato aveva stivato la gondola di un’infinità di strumenti con cui ormai persino lui cominciava a familiarizzare. E il guaio era stato proprio il peso: all’atto pratico si era dimostrato eccessivo, e aveva impedito al pallone (già fradicio di pioggia, va detto) di alzarsi in volo. A nulla era servito gettare fuori alcune tavole, uno sgabello, la sabbia che si era andata depositando sul fondo della cesta.

Mendeleev_Aerostatl_1887

E così, ecco che l’ufficiale aveva ricevuto l’ordine di scendere. Neanche il tempo di mettere giù il secondo piede, e si era visto partire da sotto il naso mongolfiera e scienziato, ora unico passeggero e pilota, la figura ingobbita paludata in un pesante cappotto di panno.

L’inquietudine rodeva il tenente, complici anche la pioggia noiosa e l’oscurità sopraggiunta con l’eclissi. Quell’uomo non ha mai governato un aerostato in vita sua! Come ho potuto lasciarlo partire da solo!?! Al pensiero, Kovanko sbiancò.

La preoccupazione si era diffusa tra i presenti, numerosi data la fama dello studioso. Dmitrij Ivanovič Mendeleev, un progressista che condivideva aspirazioni e contestazioni dei suoi studenti. Uno strano personaggio, che preferiva viaggiare in terza classe in compagnia del volgo per conoscerne il pensiero e le preoccupazioni anziché servirsi della prima come era suo diritto. La sua determinazione non si fermava neppure di fronte al rischio di scandalizzare l’élite russa e la Chiesa ortodossa. Alessandro III ne riconosceva l’unicità e gli perdonava il parlare schietto, i capelli arruffati, la barba incolta e alcune scelte anticonvenzionali, come quando si era risposato senza attendere lo scioglimento formale del legame precedente.

1882 - Mendeleev gioca a scacchi con il pittore Kuindzhi. Sullo sfondo, Anna Ivanova Popova, seconda moglie del chimico. ‘Nuevo Mundo’, luglio 1910.
1882 – Mendeleev gioca a scacchi con il pittore Kuindzhi. Sullo sfondo, Anna Ivanova Popova, seconda moglie del chimico. ‘Nuevo Mundo’, luglio 1910.

Ecco, appunto, un bigamo. Appena la mongolfiera Russkij era stata inghiottita dal cielo plumbeo, la moglie – la seconda giovane moglie – era svenuta, aggiungendo melodramma a una situazione già complicata.

«A tutte le stazioni, massima allerta: segnalate posizione e condizioni dell’aerostato al primo avvistamento».

Ma il tempo passava e il telegrafo rimaneva muto.

Il tenente avrebbe voluto avere un paio d’ali, per andare a vedere cosa era successo a quel pazzo. Invece era bloccato lì, in attesa di notizie.

D’un tratto… «Mongolfiera avvistata. Non ci sono passeggeri.»

Non ci sono passeggeri?! E chi glielo dice adesso allo zar?

Alexander Matveevich Kovanko, anima e pioniere dell'aviazione russa.
Alexander M. Kovanko, anima e pioniere dell’aviazione russa.

Poco prima, a tremilacinquecento metri d’altezza, un uomo ingrigito, impacciato e curvo stava in piedi sull’orlo della cesta e si teneva in equilibrio a fatica mentre cercava di districare la cordicella del gas.

Trovarla ingarbugliata era stata davvero una brutta sorpresa, tanto più che Mendeleev iniziava a soffrire gli effetti dell’altezza ed era in preda ai capogiri. I suoi cinquantatré anni si facevano sentire tutti.

Calma, ragiona. È la tua specialità, no? Metti in fila le cose, con ordine. L’aveva già fatto con gli elementi chimici, avrebbe funzionato anche con un banale aerostato.

Certo con un tè caldo penserei meglio… Purtroppo, la bottiglia era uno degli oggetti gettati fuori dalla gondola.

Salire sull’orlo e provare a liberare i comandi non era un’idea poi così folle: le mani le sapeva usare, non era certo uno di quei teorici imbranati. Lui costruiva strumenti scientifici, si dilettava di fotografia e fabbricava valigie, così ben riuscite che al mercato i venditori di pellame e serrature lo additavano come uno dei migliori del settore.

Mendeleev By Unknown - Weeks, Mary Elvira (1933) The Discovery of the Elements, Easton, PA Journal of Chemical Education, p. 208 ISBN 0766138720., Public Domain

Finalmente riuscì ad azionare la valvola del gas. Non appena l’aerostato cominciò a planare, trascinato da un vento capriccioso, Mendeleev si affrettò a tornare nella cesta per mettersi a fumare. Era importante, il tabacco avrebbe ucciso i germi raccolti durante il volo.

L’uomo sorrise al pensiero che la gravità formulata da Newton l’avrebbe ricondotto a casa. D’altronde, anche tutti gli elementi da lui ipotizzati nella tavola periodica erano stati scoperti, no? Il gallio, lo scandio e, solo l’anno precedente, il germanio avevano decretato il successo del suo sistema periodico.

Atterrò dolcemente nei pressi di un piccolo insediamento. Subito arrivò lo starosta, il capo villaggio, timoroso che quell’essere piovuto dal cielo potesse essere una spia al soldo dello zar. Uno sguardo e poche parole bastarono a dissipare il dubbio, e l’apparizione venne festeggiata con una bevuta nell’isba vicina. Tra la vodka e la stufa, lo scienziato si sentì di nuovo a casa.

Villaggio russo, antica stampa, 1880 ca.
Villaggio russo, antica stampa, 1880 ca.

Alla notizia del ritrovamento di Dmitrij Ivanovič Mendeleev, tutti esalarono un grosso sospiro di sollievo. Il tenente Kovanko si sedette in disparte, felice per lo scampato pericolo, ripromettendosi di non farsi più ingannare da un chimico. La folla inneggiò al coraggio dello studioso, disposto a rischiare la vita per il progresso della scienza, e i giornali ne ingigantirono l’aura da eroe condendo gli articoli di aneddoti veri e, per lo più, immaginari. La ciliegina finale giunse dall’Accademia delle scienze di Parigi. Sul diploma che gli venne consegnato, il russo più famoso dell’epoca lesse con piacere il motto dei fratelli Montgolfier: Così si va fino alle stelle.

Mendeleev (al centro). Manchester, 1887
Mendeleev (al centro). Manchester, 1887

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