Quanto tempo serve per applicare un’idea? L’aereo

Quanto tempo serve per applicare un’idea? L’aereo

Quanto ci vuole perché un’idea diventi realtà, perché la scintilla scaturita nella mente dell’inventore si trasformi in un oggetto di uso comune?

Esaminiamo il caso dell’aereo.

Conosciamo il primo balzo e abbiamo negli occhi le immagini storiche. Era il 17 dicembre 1903 quando il primo mezzo motorizzato più pesante dell’aria portò a termine un volo. Alla guida Orville Wright, dopo che il primo tentativo del fratello Wilbur era fallito (senza conseguenze per la salute del pilota). Un salto di trentasei metri durato dodici secondi. Nella stessa giornata i fratelli si cimentarono in altre tre prove, la più lunga delle quali arrivò a coprire una distanza di duecentosessanta metri in cinquantanove secondi.

220px-First_flight2Almeno, questo è ciò che ci hanno sempre detto.

In verità, però, la faccenda non è così lineare.

Tanto per cominciare, già nel 1901 Gustav Weisskopf aveva compiuto un volo di ottocento metri con un aereo a vapore, evento che venne riportato dai giornali dell’epoca. Purtroppo l’immigrato tedesco, che anglicizzerà il nome in Gustave Whitehead, non trovò le risorse economiche necessarie per brevettare la sua idea e passò il resto della vita progettando motori per ottenere i fondi necessari allo sviluppo di nuove invenzioni.

220px-Whitehead_woodcutOltre alla contesa con Whitehead, un altro aspetto molto dibattuto è che il Flyer (così era stato battezzato il velivolo dei fratelli Wright) aveva bisogno di un binario per decollare. Ovvero, non era un “aereo” come lo intendiamo oggi. Il primo apparecchio dotato di un moderno carrello d’atterraggio (essenziale anche per partire) fu il Santos-Dumont 14-bis, dell’omonimo pioniere franco-brasiliano, che si staccò in modo deciso dal terreno il 13 settembre 1906 davanti a numerosi testimoni.

Santos_Dumont_flight_23_Oct_1906Diciamo allora che non è facile fissare una data univoca e incontestabile per la nascita di questo mezzo. Accontentandoci di collocarla tra il 1901 e il 1906, passiamo ora a esaminarne l’utilizzo pratico.

Tutti conosciamo l’impresa di Charles Lindbergh, che attraversò l’Atlantico il 19 maggio 1927 in solitaria e senza scalo a bordo dello Spirit of St Louis, costruito dalla Ryan Airlines.

charles-lindbergh-flying-his-plane-the-spirit-of-saint-louis-from-new-york-to-paris-late-1920sGià in precedenza, però, il mercato era in fermento. Soprattutto in Europa, dove da quasi un decennio le prime compagnie aeree (tra cui l’attuale KLM) avevano dato il via ai voli commerciali. L’impresa di Lindbergh, ripetuta l’anno successivo da Amelia Earhart, fece esplodere l’interesse statunitense e il numero di rotte, comprese quelle transatlantiche.

Fokker F2 1920 2In realtà, l’impiego routinario risale alla prima guerra mondiale, grazie al noto acume italiano. Già nel 1910, infatti, il generale Giulio Douhet proponeva di conseguire «il dominio dell’aria» attraverso l’uso dell’aereo per le missioni di ricognizione, bombardamento e caccia.

«Dall’alto si vede bene e si colpisce facilmente» – Giulio Douhet, 1910

Il primo bombardiere venne costruito da Gianni Caproni e volò nell’ottobre 1914, appena undici anni dopo il successo dei fratelli Wright.

CAPRONI-CA-30-prototipo_imagelargeEppure non sarà il 1914 l’anno del primo bombardamento effettuato da un aereo, e la palma del vincitore spetta di nuovo all’aviazione italiana. L’11 novembre 1911, in Libia, il pioniere del volo Giulio Gavotti lanciò dal suo velivolo quattro bombe a mano guadagnandosi una medaglia d’argento al valor militare e una citazione nella poesia La canzone di Diana di D’Annunzio.

1911_Libia2_Rabuiti.jpg_1535996366(Nota bene: nel 1907 l’Italia aveva firmato la Convenzione dell’Aja, che prevedeva la messa al bando dei bombardamenti aerei.)

Infografica riassuntiva

(cliccare per allargare)

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