Garantire il diritto di voto in barba a spazio, leoni e serpenti

Garantire il diritto di voto in barba a spazio, leoni e serpenti

In Ogni voto conta, abbiamo visto come uno Stato che fa del diritto la propria bandiera si è organizzato per garantire che i propri cittadini possano votare anche dallo spazio (1997). Non è l’unica nazione a farlo, ma a noi italiani sembra un evento eccezionale. Ebbene, non è così. Anche democrazie giovani come la nostra fanno di tutto per aiutare l’elettore e garantirgli il diritto di voto.

Andiamo in India. Sapete quanto è grande? Quasi undici volte l’Italia.

Il parco nazionale di Gir Forest, aperto nel 1965, occupa una superficie vasta quasi quanto la Lombardia ed è la casa degli ultimi leoni asiatici, oltre che di altri animali a rischio di estinzione quali il leopardo e il coccodrillo di palude.

Gir Forest Lions
All’interno della riserva si trova Kankai, un tempio Hindu nel quale vive un guardiano di nome Guru Bharatdas Darshandas.
Altre persone passano per il tempio, alcune vi pernottano anche, al riparo delle alte mura di cinta, ma lui è l’unico residente (certo, se non si contano leoni, serpenti e animaletti vari). Il villaggio più vicino è a oltre due ore di strada, e questo per la commissione elettorale indiana è un problema. Infatti, la legge vieta che i votanti viaggino per più di due chilometri per raggiungere il seggio. Non è quindi ammissibile che Darshandas si rechi al villaggio.

Ecco dunque che un seggio elettorale con tanto di scrutatori viene portato al tempio a ogni elezione, scortato dalle guardie forestali. Fin qui è sempre andato tutto bene, i leoni sono stati buonini e il custode ha sempre potuto votare.

Darshandas

L’unico aspetto negativo della faccenda, come nel caso di David Wolf, è che la preferenza non è segreta, dal momento che è l’unico elettore della zona.

Ma chi si preoccupa per “un” voto?

È vero che nel 2008 Bush figlio ha vinto di stretta misura, ma per “stretta” intendo 537 voti, non certo uno.

Eppure, nel 2008 qualcuno ha basato un intero film sulla differenza fatta da “un” voto. Sto parlando di Swing Vote – Un uomo da 300 milioni di voti, prodotto e interpretato da Kevin Kostner, in cui è proprio il voto del protagonista (espresso sotto gli occhi dell’intera nazione) a stabilire chi sarà il nuovo presidente degli Stati Uniti. Manco a dirlo, le pressioni sull’elettore sono un filo pesanti…

Error:

Pura fantasia? Non proprio. Tra brogli e manovre al limite del lecito, le presidenziali americane del 1876 vennero decise dal voto di Justice Joseph Philo Bradley, dopo che il giudice della Corte suprema David Davis era riuscito a evitare l’ingrato compito.

E a proposito di votazioni, ricordate Asimov? In Diritto di voto, a esprimere la preferenza è una singola persona, il cui voto viene poi elaborato da un supercomputer che, sulla base di quello, “predice” il voto dell’intera nazione. Che dite, inquietante?

Nel dubbio, io vado a votare 😉

2 Replies to “Garantire il diritto di voto in barba a spazio, leoni e serpenti”

  1. Basandoci sull’articolo 48 della Costituzione. Non soltanto la stragrande maggioranza dei cittadini deve avere il diritto di andare a votare, ma ogni avente diritto deve avere un voto eguale a quello di tutti gli altri indipendentemente dal fatto che sia ricco o povero, colto o ignorante, maschio o femmina.

    Inoltre il voto di ciascuno deve avere lo stesso peso di quello di tutti gli altri. Anche nell’Assemblea generale dell’Onu, tutti gli Stati, nonostante l’enorme differenza di grandezza, di ricchezza, di potenza, hanno ciascuno un voto. L’eguaglianza di voto è una caratteristica della rappresentanza politica, e della partecipazione diretta alla formazione delle decisioni politiche.

    Buona Pasqua.

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