L’evoluzione spiegata con la musica

L’evoluzione spiegata con la musica

La teoria dell’evoluzione, pubblicata con molto ritardo da Charles Darwin nel 1859, è ormai ampiamente dimostrata. Il che non significa “accettata e compresa da tutti”.

Di per sé è molto semplice: la selezione naturale premia il più adatto. Non il migliore, il più bello o il più intelligente. Il più adatto. In un mondo che cambia in continuazione, l’adattamento è strettamente legato alla capacità di ottenere il massimo dalle (continue) mutate condizioni, sia individuali sia dell’ecosistema. Chi non si adatta, si estingue.

evolution photo
Photo by Neil T

Raccontata così non è molto interessante, o sbaglio? Sicuramente gli amici di Scientificast ve la spiegherebbero meglio, ma le mie capacità sono quelle che sono e allora mi faccio aiutare dalla musica.

Forse non tutti se ne rendono conto, ma i gusti musicali mutano con il passare del tempo. E non parlo di preferenze individuali, ma proprio di “gusti dell’epoca”. Ogni generazione ha il suo sound.

Un esempio? Avete presente Bob Dylan? Un grande, uno tra i migliori. Nel novembre 1967 incide All Along the Watchtower (per l’album John Wesley Harding), destinata a diventare un classico. Chitarra folk, basso e batteria che accompagnano voce e armonica. Protagonisti un ladro e un giocatore d’azzardo, in cerca di un senso in questo nostro mondo confuso. La ascolti e sei nel mondo di Dylan.

Un successone, dicevo.
Eppure, non passa neanche un anno ed ecco che Jimi Hendrix la reinterpreta per quello che sarà il suo singolo di maggior successo.

Stessa canzone? Eh, no. È tutta un’altra musica. Cambia la tonalità, sparisce l’armonica e giganteggia la Fender Stratocaster, che si inerpica in assoli lancinanti. Nell’immaginario collettivo, Hendrix diventa il padre della canzone.

Dylan non se ne fa un problema, anzi. Ha più volte dichiarato che Hendrix è stato capace di far emergere qualcosa che già stava nella canzone, ma che lui non era riuscito a portare alla luce. Tanto che le sue successive interpretazioni di All Along the Watchtower ricalcheranno l’evoluzione Hendrix.

Ma la selezione naturale non si ferma, anche se per un po’ è più che altro sembrato che rimbalzasse a caso tra derivazioni della versione originale e quella hendrixiana. Ricordiamo, per esempio, il bellissimo album live degli U2, Rattle and Hum e i vari live di Neil Young, magari con Springsteen o i Pearl Jam.

Poi arriva Bear McCreary, che la smonta e riassembla rendendola funzionale alla trama di Battlestar Galactica, serie culto per gli amanti della fantascienza moderna.

Battlestar GalacticaCome in tutta la colonna sonora della guerra tra cyloni e umani, le percussioni tornano a pulsare in primo piano, forti e decise, mentre archi e pianoforte sottolineano le emozioni.

E All Along the Watchtower non è certo un caso isolato.

Un percorso analogo è quello seguito da Don’t Let Me Be Misunderstood (Nina Simone, 1964).

«’Cause I’m just a soul whose intentions are good.

Oh Lord, please don’t let me be misunderstood.»

Un capolavoro, interpretato in modo magistrale da una voce stupenda.

All’incirca un anno più tardi, gli Animals ne stravolgono l’arrangiamento, creano un’introduzione completamente nuova e “sporcano” la voce. Il successo è travolgente, e la loro versione soppianta l’originale.

Passano altri dieci anni e l’evoluzione che non ti aspetti sbanca il botteghino. I Santa Esmeralda la riportano in auge rivestendola di atmosfere latino-dance.

Altre versioni sembrerebbero invece nate apposta per dimostrare che l’evoluzione non procede verso il migliore o il più bello:

Alabina (1998)

Joe Cocker (2004)

Lana Del Rey (2015)

E che dire di While My Guitar Gently Weeps dei Beatles, incisa da George Harrison ed Eric Clapton, due mostri sacri? Già ripresa dai Toto, a mio parere raggiunge il massimo dell’adattamento nella versione di Jeff Healey, in cui l’assolo finale celebra al meglio la chitarra del titolo.

Beatles (1968)

Toto (2002)

Jeff Healey (1990)

Per non parlare di Nothing Compares 2 U, scritta da Prince per The Family. Per fortuna, nel 1990 Sinead O’ Connor la fa sua senza prostrarsi all’ego dell’autore.

Prince, che non è Dylan, se la prende a male… solo che, se cercate su YouTube la versione originale di Prince, non la trovate. Estinta, come il dodo!

dodo photo
Photo by kevinzim

Se ne avvistate qualche raro esemplare, segnalatelo. Potremmo esporlo in un museo, insieme a dinosauri ed elefanti nani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.