Racconto: Edison, il mago di Menlo Park

Racconto: Edison, il mago di Menlo Park

Coney Island, 5 gennaio 1903

«Vieni, il capo ti vuole. Occhio, che il bicchiere sulla scrivania è vuoto e il sigaro è spento. Poi non dire che non ti ho avvisato, eh!»

Sbianco in volto: ci sono tutti i segnali per una strapazzata, o peggio. La voce di Malone è tra il curioso e l’indifferente. Accompagnato dal vecchio reporter, avanzo verso l’ufficio del caporedattore come se andassi al patibolo. Non appena varco la soglia, due occhi mi trafiggono.

«E questa merda cosa sarebbe?»

Alcune pagine mi volano incontro, uno sfarfallio in cui riconosco l’articolo appena consegnato. Raccolgo con calma i fogli per guadagnare tempo e trovare, se esiste, una risposta adeguata.

«Ma l’hai almeno riletto?» insiste il capo.

E io che ero convinto d’aver scritto un pezzo da antologia, ricco di fatti, analisi e umanità!

Alzo le pagine e scorro in fretta l’inizio. «Nonostante un vento gelido che toglie il fiato, una vera e propria folla ha partecipato all’esecuzione di Topsy, il famoso pachiderma impegnato nella costruzione del Luna Park.»

Il capo non mi lascia il tempo di illustrare le meraviglie del mio scritto.

«Non va. Non funziona. Qual è la notizia? Il vento gelido, forse? Sai che novità, siamo a gennaio! La folla? Idem con patate.»

Mi rifila il solito aneddoto di Bogart, redattore di questo giornale più di dieci anni fa, sull’uomo che morde il cane. Poi, senza aspettare una mia replica, passa a interpellare Malone.

«Hai sentito della fine di Topsy? Spiega a questo imbrattacarte come dovrebbe cominciare un pezzo.»

Malone estrae taccuino e matita e butta giù due righe veloci. Una rapida correzione, e: «Topsy, per lungo tempo considerata il primo elefante nato su suolo americano, è stata giustiziata ieri tramite folgorazione presso il Luna Park di Coney Island. Seimilaseicento volt le hanno attraversato il corpo per dieci secondi».

Fatico a inghiottire il boccone amaro, ma devo ammettere che l’incipit di Malone è migliore.

«Capito, affilamatite che non sei altro? E dopo, di cosa parla il tuo articolo?»

Con il fiato ridotto al lumicino, biascico la frase successiva. «Ricoperto da catene e fili elettrici, Cupid Langtry, l’uomo più grasso di Coney Island, ha intrattenuto i presenti in attesa dell’esecuzione dell’elefantessa.»

Mi rendo conto subito che mi sto impiccando con le mie stesse parole, in una versione più stupida del pachiderma ucciso, che almeno ha rifiutato di farsi appendere per il collo.

 

Topsy si rifiuta di attraversare il ponte per raggiungere il luogo prescelto per l’impiccagione
Topsy si rifiuta di attraversare il ponte per raggiungere il luogo prescelto per l’impiccagione

Il capo invita Malone a proseguire la lezione.

«La scossa elettrica che ha fulminato Topsy ha quasi ucciso anche Joseph Johansen, il sovrintendente della Edison Light Company assegnato a Coney Island. Johansen è stato scelto in quanto unico uomo esperto del distretto.»

Lo guardo di traverso. Deve aver letto il mio pezzo, oppure aveva qualcuno all’esecuzione.

«Impara, mangiapane a tradimento. Così si fa! Fatti, fatti, fatti. Il nostro pubblico è affamato di fatti. Non per niente Virginia ha scritto a noi per sapere se Babbo Natale esiste.»

Ecco, lo sapevo. Di nuovo la storia della ragazzina diffidente. Mi trattengo a stento dal ribattere che il suo giornale, venduto per un penny dagli strilloni, è famoso anche per aver annunciato l’esistenza della vita sulla Luna.

 

Litografia della grande bufala della Luna (Great Moon Hoax) - The Sun, 28 agosto 1835
Litografia della grande bufala della Luna (Great Moon Hoax) – The Sun, 28 agosto 1835

Ingoiando la rabbia, cerco un modo per rifarmi su Malone. Sono sempre più convinto che mi stia fregando l’articolo. Qui ci scappa la prima pagina, e l’avvoltoio lo sa.

«Non mi dirà che crede davvero che non ci fosse un fucile per elefanti in tutto lo Stato, no? E la stramberia a cui sono ricorsi? Cianuro più corrente elettrica più impiccagione Geniale, vero? E poi, dove vanno a costruire il patibolo? Idea! Oltre un pontile, quando tutti sanno che gli elefanti non amano attraversarli! Teatro, cari miei, teatro! Carote avvelenate? Come no! Topsy se le è gustate pacifica, come già aveva fatto qualche giorno fa! E di sicuro ci sarà qualche foglio da quattro soldi che racconterà delle imprese passate del pachiderma, come quella volta che ha cercato di entrare nella stazione di polizia di Coney Island, ma è solo altro fumo negli occhi.»

Tiro il fiato un momento, quanto necessario per far penetrare le mie parole nella mente del capo ma non abbastanza perché Malone mi rubi la scena.

«Quello che nessuno scriverà – e sappiamo tutti il perché, vero? – è che Edison è coinvolto nella frittura della bestia. Ma oh, no, figuriamoci, il mago di Menlo Park non si tocca! Date retta a me, era tutta una messinscena! Hanno messo su uno spettacolo coi fiocchi, e tutto a beneficio del signor Edison. Ma nessuno avrà il fegato di dirlo, vedrà!»

Il capo allunga lo sguardo verso il bicchiere alla ricerca di un goccio di quello buono. È indeciso se lasciarmi respirare, nella speranza che sputi una storia almeno decente. Nel dubbio, Malone sembra una statua, anche se, ma forse è solo una mia impressione, mi sembra che ci sia un accenno di sorriso sotto quei baffetti grondanti grasso.

«Lo sa che pochi mesi fa l’elefante Jumbo II è rimasto comodo a sbocconcellare anche dopo sei scariche da duemiladuecento volt, vero? Allora Thompson che fa? Chiama il massimo esperto, Thomas Alva Edison, appunto, che non si fa alcuno scrupolo a westinghausare Topsy. Ormai ci ha fatto il callo, intanto è da un ventennio che frigge animali e poveri cristi.»

«Hai delle prove?»

«L’invio della corrente è stato gestito dagli impiegati della Edison Light Company, tra cui lo stesso Joseph Johansen.»

«Svuotacalamai, ma non lo sai che Edison è fuori da quella società dal 1890? Il suo nome è lì solo perché attrae i gonzi come te» mi schiaffeggia Malone.

«Non può negare, però, che la squadra di Edison fosse sul posto con le macchine fotografiche e la cinepresa del capo.»

Nei giorni precedenti l’esecuzione, lo staff del Luna Park disseminò l’area con avvisi sull’imminente apertura dell’esposizione - “OPENING MAY 2ND 1903 LUNA PARK $1,000,000 EXPOSITION, THE HEART OF CONEY ISLAND”
Nei giorni precedenti l’esecuzione, lo staff del Luna Park disseminò l’area con avvisi sull’imminente apertura dell’esposizione – “OPENING MAY 2ND 1903 LUNA PARK $1,000,000 EXPOSITION, THE HEART OF CONEY ISLAND”

 

«E allora? Lo sappiamo tutti che sono quasi dieci anni che Edison si è lanciato in quella buffonaggine dei lungometraggi. Li ha addirittura brevettati! Come se la gente volesse pagare per andare a vedere un idiota che starnutisce!» ribatte il capo.

 

Lo starnuto di Fred Ott - 1894
Lo starnuto di Fred Ott – 1894

«Mah, io aspetterei prima di tirare le somme. Le mie fonti mi dicono che sta lavorando anche a storie più complesse e più lunghe. Magari ci stupisce di nuovo» interviene Malone. «E gira voce che voglia riempire di cinetoscopi anche il Luna Park. È per questo che sta riprendendo tutto quello che succede.»

«Cinetoche?!»

«Li avrà visti di certo, capo. Sono delle grandi casse dotate di manovella. Lo spettatore infila una moneta e guarda le scene animate attraverso un oculare posto sulla sommità dell’apparecchio. Edison ha fatto la prima dimostrazione il 14 aprile 1894, ben prima di quei francesi, come si chiamano? Ah, sì, i Lumière.»

 

Un kinetoscopio
Un cinetoscopio

Non posso trattenermi. Cinetoscopio, pubblicità o quel che sia, secondo me l’arraffabrevetti è coinvolto.

«Ma non capite che è una nuova battaglia della guerra delle correnti? Scommetto che Edison non stava più nella pelle. Far vedere, e rivedere, e rivedere quanto è letale il metodo proposto da Nikola Tesla e Westinghouse.»

«Dimostralo, allora! Lui dov’era? Dietro l’interruttore? Nella centrale elettrica? Dietro la telecamera? Dove?»

Oh, cavolo! Ha ragione. Non ho in mano niente. Non ho visto Edison, non ho sentito dire che fosse da quelle parti. Ho solo visto le sue apparecchiature, il suo nome stampato…

 

Thomas Alva Edison venne spesso associato alla morte di Topsy. Eppure, l’inventore non era presente al Luna Park. A tutt’oggi non è provato un suo coinvolgimento nell’esecuzione.
Thomas Alva Edison venne spesso associato alla morte di Topsy. Eppure, l’inventore non era presente al Luna Park. A tutt’oggi non è provato un suo coinvolgimento nell’esecuzione.

«E dunque? Chi l’ha vinta, questa battaglia? Come sono mutate le sorti della guerra? Ma attento, e rifletti bene prima di rispondere: c’è ancora una guerra? Prima di scrivere castronerie è meglio fare i compiti a casa. Malone, spiegaglielo tu.»

Non ho più dubbi. Malone sta sogghignando. Era questa la lezione che dovevo imparare?

«La guerra delle correnti è già finita da alcuni anni. Ha vinto Westinghouse. Non conta la sicurezza, quello che importa è l’efficacia. Con la corrente alternata si coprono maggiori distanze, i cavi sono più sottili e i costi totali inferiori. Ormai sono dieci anni che Westinghouse distribuisce fino alla città di Buffalo la corrente prodotta dalla centrale sul Niagara. Solo i polli come te continuano a credere alle parole suadenti di Edison.»

Il capo lo fissa. «Malone, non gongolare, che tu ne hai scritte anche di peggio. Andate via, tutti e due. Mettete insieme le vostre teste vuote e tiratemi fuori un articolo decente. Avete un’ora. Via!»

Esco più tranquillo: ho ancora un lavoro, e la notizia è mia. Almeno in parte.

«E bravo pivello! Le notizie raccolte erano buone, è già qualcosa!» si complimenta Malone, rifilandomi una scoppola.

Forse l’ho giudicato male. E anche questo giornale, tutto sommato, vale più di un penny.

«Ehi, Malone, tra la bufala sulla Luna e quella della trasvolata oceanica di una mongolfiera avete sviluppato un sesto senso per le notizie non del tutto verificate?»

Mi guarda infastidito.

«Mah, vedila come vuoi. Intanto, il risultato non cambia. Corrente continua o alternata, le duecentocinquantamila lampadine renderanno comunque unico il Luna Park e ancora più famoso il loro inventore. Forza, mettiamoci al lavoro: un fiume di corrente ha ucciso l’elefante e salvato l’uomo. Facciamo contento il capo.»

 

Il Luna Park venne inaugurato il 16 maggio 1903, quattro mesi dopo l’uccisione di Topsy. Il parco era spettacolare e magico, soprattutto la notte, quando le torri e i minareti erano illuminati da oltre duecentocinquantamila lampadine.
Il Luna Park venne inaugurato il 16 maggio 1903, quattro mesi dopo l’uccisione di Topsy. Il parco era spettacolare e magico, soprattutto la notte, quando le torri e i minareti erano illuminati da oltre duecentocinquantamila lampadine.

 

La prima pagina del Sun del 5 Gennaio 1903, con l’articolo riguardante l’esecuzione di Topsy. L’autore del pezzo è ignoto.
La prima pagina del Sun del 5 Gennaio 1903, con l’articolo riguardante l’esecuzione di Topsy. L’autore del pezzo è ignoto.

 

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