Facciamo un po’ di ordine nella giungla dei formati ebook

Facciamo un po’ di ordine nella giungla dei formati ebook

Nel mondo degli ebook, la frase “Ti presto questo libro, vedrai che ti piacerà” ha diverse implicazioni che non verrebbero mai in mente a un lettore tradizionale.

Dimenticate le mensole piene di libri (e di polvere), la lettura digitale prevede che la carta scompaia e che il testo, le immagini e la loro impaginazione siano resi disponibili in formato elettronico. Il metodo utilizzato per codificare il contenuto è il formato. Di solito, lo scoprite guardando qual è l’estensione del file (.doc, .epub, .mobi…)

In un mondo ideale, o in un mercato soggetto a monopolio, il formato degli ebook è standard e il libro può essere utilizzato su lettori di produttori diversi, ottenendo il più delle volte lo stesso risultato. È successo per la musica ma non per l’editoria digitale, e non si vedono novità all’orizzonte.

Partiamo facendo un elenco base dei formati utilizzabili sui principali lettori. Nota: non prendo in considerazione tablet, smartphone e simili, con cui è comunque possibile leggere in digitale, in quanto meritano un discorso a sé.

  • La famiglia Amazon Kindle legge i formati Kindle 8 (AZW3), Kindle (AZW), TXT, PDF, MOBI non protetto e PRC. Grazie alla conversione gratuita, si possono leggere anche HTML, DOC, DOCX, JPEG, GIF, PNG, BMP. I modelli meno recenti gestiscono pure CBZ e CBR.
  • Il panorama proposto da Kobo consente la lettura di libri in formato ePub, PDF, MOBI, JPEG, GIF, PNG, BMP,TIFF, TXT, HTML, RTF, CBZ e CBR.
  • I dispositivi Tolino masticano “solo” le pubblicazioni in ePub, PDF e TXT.

Tralasciamo per ora i formati per immagini (JPEG, GIF, PNG, BMP, TIFF), e rimandiamo a un altro post la presentazione di CBR e CBZ, creati per i fumetti.

Quel che resta è una sporca dozzina: TXT, RTF, HTML, DOC, DOCX, PDF, ePub, ePub3, AZW, AZW3, MOBI, PRC.

Alcuni di questi formati sono decisamente conosciuti: ce ne serviamo da anni per scrivere note, relazioni, documenti da condividere con altri utenti dotati di personal computer.

Il formato TXT risale alla notte dei tempi. È un file di testo che contiene caratteri leggibili da un umano. Non l’ideale per un libro, visto che non consente la formattazione del testo e l’inserimento di immagini. Nella sua semplicità, permette di spostarlo da un computer all’altro con la certezza di poterlo leggere. Sarà limitato, ma ha dato spazio alla creatività di molti.

ASCII art - Hand

Il formato RFT (Rich Text Format), invece, estende il formato TXT introducendo delle stringhe di comandi per formattare il testo. Con la possibilità di definire carattere, dimensione, colore, margini e interlinea, la pagina diventa più simile a quella stampata. È un formato proprietario della Microsoft che, per ragioni che capirete tra poco, non è mai stato standardizzato, lasciando libertà di interpretazione ai programmi in grado di leggerlo e scriverlo. Ciononostante, è molto più usato di quel che si pensi.

Se dico DOC e DOCX, sapete già di cosa parlo. Nel 1983 Microsoft “prese in prestito” l’estensione standard del programma più diffuso dell’epoca (Wordperfect) per il suo software di videoscrittura. Dal 2003 aggiunse il formato DOCX, dialetto proprietario del formato Open XML. Nonostante le specifiche siano state pubblicate, la gestione di file DOCX con programmi diversi da Office Word può portare a strani comportamenti. Con questi formati è possibile avere una buona confidenza sulla resa in stampa, ma non la certezza.

Questa aleatorietà ha fatto la fortuna del formato PDF (Portable Document Format) della Adobe (segnatevi il nome, lo ritroveremo più avanti). Un file PDF garantisce che il testo contenuto sia replicabile in modo esatto, compresi formattazione, disposizione, colori. Si tratta di un formato pensato più per la stampa e la lettura che per la scrittura, ed è uno dei più diffusi nel mondo degli ebook. Se il testo è impaginato in modo complesso (per esempio, in un quotidiano), la lettura risulta difficoltosa su qualsiasi lettore ebook.

Chiude il primo gruppo il formato HTML (HyperText Markup Language). È un linguaggio di dominio pubblico sviluppato verso la fine degli anni Ottanta da Tim Berners-Lee al CERN di Ginevra. Insieme al protocollo HTTP, è la lingua franca di Internet. A differenza del formato PDF, non garantisce l’esatta visualizzazione su tutti i dispositivi (ma non ne ha la pretesa). Per controllare meglio la resa grafica, i documenti HTML incorporano dei fogli di stile (CSS).

Nonostante il successo nei rispettivi mondi, nessuno di questi formati è considerato standard nell’editoria digitale.

La prima ragione è legata all’assenza di buoni lettori di ebook prima dell’avvento dei Kindle. Avete mai provato a stampare un libro con una stampante da ufficio? Per uno striminzito romanzo di Baricco vi esce un tomo delle dimensioni di Moby Dick! Non proprio il massimo della comodità…

tons of paper

Per fortuna, con il terzo millennio iniziarono a diffondersi i palmari, con funzioni che andavano oltre il semplice testo (dizionario integrato, prendere appunti, evidenziare, inserire immagini, modificare il tutto… un sogno per gli smanettoni, diciamocelo). Si affermò il formato della società Mobipocket (inizia a suonarvi un campanello?), molto più di un testo, quasi un database. L’estensione tipica è PRC, e scordatevi di aprirlo con un programma di videoscrittura.

A quel punto compare sulla scena Jeff Bezos, che acquisisce la società, apporta una leggera modifica al formato e lo adotta per la famiglia Kindle usando l’estensione MOBI. Il successo di Amazon è sotto gli occhi di tutti e, mentre i lettori continuavano a migliorare, il formato ha seguito una naturale evoluzione, arricchendosi e adottando estensioni diverse (AZW, AZW3).

How Amazon wants to make money

La seconda ragione è legata all’industria del libro. I produttori di dispositivi per la lettura digitale si danno battaglia per imporre un loro standard ma, non avendo un ecosistema paragonabile a quello di Amazon, devono gestire almeno un formato diffuso e aperto. La scelta comune ricade sul formato ePub, che struttura il testo in capitoli in grado di adattarsi al dispositivo di lettura nello stesso modo in cui i siti web si adattano ai browser. È un file compresso contenente file HTML, fogli di stile CSS, immagini, audio… in pratica, un piccolo sito web in miniatura. È editabile, alla pari dei formati DOC, TXT, RTF, e il programma più utilizzato è Sigil, anche se il suo creatore ha segnalato un’interessante alternativa.

Sapete quale? Calibre!

Ma non abbiamo finito. Nei negozi di ebook vi troverete (troppe volte) a scaricare un file con estensione ACSM. Non è un altro formato, ma solo il meccanismo di protezione anticopia di Adobe (ricordate la società del PDF)? Dovete aprire questo file con l’apposito programma, autenticarvi e ottenere la vostra copia del libro, di norma in formato EPUB con firma digitale così che sia leggibile solo sui vostri dispositivi.

ebook drm adobe photo
Photo by ActuaLitté

Potremmo continuare per ore: LIT, ODT, CHM, DJVU, FB2, IBOOKS, INF, PKG, OPF, PDB, PS… Perfino Kobo si è dilettata a fare un suo formato di nome KEPUB, una variante dell’EPUB non leggibile da altri lettori.

Explore jungle

No, non fatevi prendere dallo sconforto!

Se vivete nella galassia Amazon, userete in prevalenza i suoi formati e quindi scegliete un Kindle. Se vivete in altri negozi, sfruttate iniziative quali MLOL, sarà il formato ePub a guidarvi nella scelta del lettore.

Attenzione, però: ricordate che il formato non è l’unico parametro da considerare nella scelta di un lettore. Magari vi interessano le funzionalità di invio e conversione via email fornite da Amazon, oppure preferite un lettore che gestisca il testo (seppur in modo minimale) dei PDF, oppure siete attratti dall’integrazione con il servizio Pocket

In conclusione, dopo tutta questa sbrodolata tecnica, cosa potete fare se il vostro lettore non gestisce il formato del libro che avete in mano?

La risposta è (quasi) sempre la stessa: Calibre!

Leggere in riva al fiume in pieno sole
Leggere in riva al fiume in pieno sole

Il non manuale di Calibre (e due parole sugli ebook)

Gli articoli in cui racconto come lo uso, lo personalizzo e ci gioco, sono stabilmente tra i più letti e ricercati. Non essendo un mostro di SEO, tema che tralascio fin troppo, non posso dire che è frutto di alchimie social.

Magari, invece, tali consigli evidenziano la necessità di capire meglio Calibre, per cui un testo può trovare un suo spazio e avere un senso.

Eccovi quindi tutti gli articoli raccolti in un ebook che, prometto, terrò aggiornato con i nuovi post sul tema (rimanete iscritti alla newsletter, quindi).

Il non manuale di Calibre (e due parole sugli ebook)

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