Aaron Swartz nasce a Chicago l’8 novembre 1986. Non so perché, ma immagino una giornata tersa, un cielo azzurro. Forse è per l’energia che mi ha sempre trasmesso con i suoi articoli, le sue iniziative, il suo approccio pragmatico.

Figlio d’arte (il padre aveva fondato una società di software), a tredici anni vince un premio informatico e a quattordici inizia a collaborare al progetto che condurrà alla creazione della specifica RSS, la modalità più diffusa per far viaggiare le notizie in rete.

Nessuna meraviglia: fin dal tempo del club dei trenini del MIT, è tipico del mondo hacker valutare le persone in base alle capacità e alla determinazione piuttosto che a parametri quali l’età anagrafica.

Aaron Swartz e Lawrence Lessig - 2002

Aaron Swartz e Lawrence Lessig – 2002

 

Un genio precoce, quindi, che partecipa alla creazione delle licenze Creative Commons, la soluzione che rende possibile il riutilizzo creativo delle opere d’ingegno nel pieno rispetto delle leggi.

Aaron Swartz (left), Steve Huffman (center) of Reddit and Zak Stone (right) of Memamp on Y Combinator's office couch

Aaron Swartz (left), Steve Huffman (center) of Reddit and Zak Stone (right) of Memamp on Y Combinator’s office couch

 

Frequenta l’università di Stanford per un solo anno. Se ne va per fondare una società di software e per lavorare a Reddit. Il sito decolla e viene venduto al gruppo Condé Nast, editor tra l’altro di Wired, che dopo un anno chiede le sue dimissioni.

La sua vena creativa non si esaurisce. È tra i fondatori di Open Library, lavora al progetto Tor2Web e si sposta anche fuori dal mondo informatico per iniziative volte a tutelare la libertà d’espressione esercitando pressioni mirate al Congresso degli Stati Uniti.

Nel 2008 lancia (da Eremo, in Italia) il Guerrilla Open Access Manifesto, disponibile in italiano grazie alla traduzione collettiva fatta da un gruppo di attivisti, di cui riporto la conclusione:

Non c’è giustizia nel rispettare leggi ingiuste. È tempo di uscire allo scoperto e, nella grande tradizione della disobbedienza civile, dichiarare la nostra opposizione a questo furto privato della cultura pubblica.

Dobbiamo acquisire le informazioni, ovunque siano archiviate, farne copie e condividerle con il mondo. Dobbiamo prendere ciò che è fuori dal diritto d’autore e caricarlo su Internet Archive. Dobbiamo acquistare banche dati segrete e metterle sul web. Dobbiamo scaricare riviste scientifiche e caricarle sulle reti di condivisione. Dobbiamo lottare per la Guerrilla Open Access.

Se in tutto il mondo saremo in numero sufficiente, non solo manderemo un forte messaggio contro la privatizzazione della conoscenza, ma la renderemo un ricordo del passato.

Vuoi essere dei nostri?

Aaron Swartz - manifestazione contro SOPA a New York

Aaron Swartz – manifestazione contro SOPA a New York

 

La sua faccia è il volto pubblico della protesta che blocca il progetto di legge SOPA (Stop Online Piracy Act).

Per me, tutto è iniziato con una telefonata. Era settembre, non l’anno scorso, ma l’anno prima, settembre 2010. Ho ricevuto una telefonata dal mio amico Peter.

“Aaron”, mi disse, “c’è un disegno di legge incredibile al quale devi dare un’occhiata”.

“Cosa c’è?”, ho detto.

“Si chiama COICA – Combating Online Infringement and Counterfeiting Act (Atto per la lotta alla contraffazione online).”

“Ma, Peter ” gli dissi, “le leggi sul copyright non mi interessano. Forse hai ragione tu, forse ha ragione Hollywood. Ma in ogni caso, qual è il problema? Io non ho intenzione di sprecare la mia vita a lottare per un piccolo problema come i diritti d’autore. Sanità, riforme finanziarie, questi sono i problemi di cui mi occupo, non qualcosa di oscuro come il diritto d’autore”.

Sentivo Peter brontolare. “Senti, non ho tempo di discutere con te” disse “ma non importa per ora, perché questo non è un disegno di legge sul diritto d’autore”.

“Non lo è?”

“No”, mi disse. “È un disegno di legge che riguarda la libertà di connettersi.”

A quel punto sì, che stavo ascoltando.

Aaron Swartz – Come abbiamo fermato SOPA, intervento alla conferenza F2C2012 (Freedom to connect, Libertà di collegarsi, 2012) – traduzione di Mauro Pili.

Aaron si schiera con Wikileaks e progetta un sistema per la ricezione di documentazione dagli informatori garantendone l’anonimato.

Editor volontario per Wikipedia, è autore di uno studio sull’argomento che ha cambiato la conoscenza sui meccanismi di alimentazione dell’enciclopedia libera.

Il 6 gennaio 2011 viene arrestato (e rilasciato su cauzione) per avere scaricato e messo in circolazione gli articoli accademici contenuti nel database JSTOR, fino ad allora a pagamento. Già prima aveva compiuto un’azione simile con la raccolta di sentenze PACER della Corte Federale degli Stati Uniti.

AAron Swartz @MITCome in casi precedenti, l’FBI mostra il pugno di ferro e chiede un condanna a cinquant’anni e una multa di quattro milioni di dollari.

Swartz si dichiara innocente e segnala che gli articoli scaricati sono tutti di dominio pubblico, scritti prima del 1929. La stessa JSTOR non avanza richieste e rende gratuiti tali articoli pochi mesi più tardi, ma il procuratore del Massachusetts e l’FBI non mollano. I capi d’accusa salgono da quattro a tredici: Swartz rischia una condanna di trentacinque anni.

Aaron non regge e l’11 gennaio 2013 si toglie la vita impiccandosi nel suo appartamento di New York.

Ha ventisei anni.

Era brillante e divertente, un’anima, una coscienza. L’origine di una domanda che mi sono posto un milione di volte in altrettante situazioni: ‘Cosa penserebbe Aaron?’ – Lawrence Lessig, direttore di facoltà al Safra Center e suo mentore fin dal progetto RSS

Addio Aaron. Viaggiatori del mondo, abbiamo perso uno dei nostri saggi. Attivisti digitali, siamo uno in meno. Genitori del mondo, abbiamo perso un figlio. Lasciateci piangere. – Tim Berners-Lee, creatore del World Wide Web

Citazioni tratte dal libro AARON SWARTZ (1986-2013) – Una vita per la cultura libera e la giustizia sociale

Anche da morto, Aaron riesce a catalizzare tante forze prima frammentate, portando alla richiesta di modifica della legge Computer Fraud and Abuse Act (CFAA), vaga e assolutamente arbitraria quando parla di accesso non autorizzato. La CFAA non distingue tra una violazione dei termini del servizio (quanto fatto da Aaron) e un’azione di hacking/cracking vera e propria. La proposta di modifica prende il nome di Legge di Aaron e, a due anni dalla sua definizione, ancora non è stata approvata dal Congresso americano.

Aaron Swartz

Ecco la fine del suo discorso al F2C2012 (Freedom to connect, Libertà di collegarsi, 2012), Come abbiamo fermato SOPAtraduzione di Mauro Pili:

E accadrà ancora.

Certo, avrà un altro nome, e forse una scusa diversa, e probabilmente farà danno in modo diverso. Ma non fatevi illusioni: i nemici della libertà di connettersi alla rete non sono scomparsi. […]

Vi ho raccontato questa come una storia personale, anche perché penso che grandi storie come questa siano più interessante se viste a misura d’uomo. […] Ma è questo il punto. Abbiamo vinto questa lotta, perché tutti fecero di se stesso l’eroe della propria storia. […]

I senatori avevano ragione: Internet è davvero fuori controllo.

Ma se ce ne dimentichiamo, se lasciamo che Hollywood riscriva la storia in modo tale che sia stato solo una grande società come Google che ha fermato la legge, se gli consentiamo di convincerci che in realtà non abbiamo fatto la differenza, se cominciamo pensare che sia di qualcun altro la responsabilità di fare questo lavoro e il nostro lavoro è solo quello di andare a casa prendere i popcorn per sdraiarci sul divano a guardare Transformers, beh, allora la prossima volta potrebbero anche vincere.

Non dobbiamo permettere che accada.

Non cadete nell’errore di ritenerlo un idealista, uno con la testa tra le nuvole. Era una persona molto pragmatica, ma ve ne parlerò in seguito, in un altro post.

Per approfondire la conoscenza di Aaron Swartz:

  • AARON SWARTZ (1986-2013) – Una vita per la cultura libera e la giustizia sociale, ebook gratuito in italiano curato da Bernardo Parrella e Andrea Zanni con la collaborazione di Silvia Franchini, Elena Corradini, Marco Caresia, Francesco Pandini, Eusebia Parrotto, Cristian Consonni, Virginia Gentilini, Mauro Pili e Valentina Tosi. Raccoglie la traduzione di alcuni suoi post, riflessioni e interventi, oltre a diversi articoli e scritti di amici e attivisti, link e risorse di approfondimento. In caso desideriate dare una mano con revisioni, formattazioni e via editando, potete trovare il testo su GitHub;
  • il docufilm The Internet’s Own Boy: The story of Aaron Swartz, disponibile anche con i sottotitoli in italiano.
Clicca sull'immagine per scaricare il libro (PDF, EPUB, MOBI)

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Vi lascio con alcune citazioni dai suoi articoli, tratte da AARON SWARTZ (1986-2013) – Una vita per la cultura libera e la giustizia sociale:

Un quadro piuttosto ragionevole. L’eredità di una persona dipende dall’impatto che produce, e il modo migliore per misurarlo è considerare gli effetti delle sue azioni. Ma ciò significa misurare con il metro sbagliato. La questione non riguarda gli effetti del proprio impegno, bensì come sarebbero le cose se non avessimo fatto nulla.

[…]

Qual è allora il segreto? Come sintetizzare le cose che faccio in poche brevi frasi che mi facciano fare bella figura?

Ecco qui:

  1. Essere curiosi. Leggere tanto. Provare cose nuove. Penso che gran parte di quanto definiamo intelligenza si riduca in fondo alla curiosità.
  2. Dire sì a tutto. Mi faccio un sacco di problemi a dire di no, quasi ad un livello patologico, sia che si tratti di nuovi progetti che di interviste che di amici. Come risultato, sono stato coinvolto in tante storie, e anche se la maggior parte sono fallite, ho comunque prodotto qualcosa di buono.
  3. Presumere sempre che anche gli altri non abbiano idea di quanto stanno facendo. Molti rifiutano di provare qualcosa di nuovo perché sentono di non saperne abbastanza, o presumono che altri abbiano già provato tutto quello che loro riescono a proporre. Be’, sono in pochi a sapere davvero come fare le cose per bene e ancora meno sono quanti provano a lanciarsi in progetti nuovi. Perciò, in genere, quando si dà il meglio di sé fila tutto liscio.

Queste le linee-guida che ho seguito. E oggi eccomi qui, con una dozzina di progetti in ballo e un livello di stress che ancora una volta arriva al soffitto.

[…]

Visto che sono un tipo curioso e scettico, ho deciso di compiere qualche ricerca.

[…]

Tutte queste azioni vengono però condotte nella clandestinità oscura e nascosta. Sono definite “furto” o “pirateria”, come se condividere conoscenza fosse l’equivalente morale di saccheggiare una nave e assassinarne l’equipaggio. Ma condividere non è immorale: anzi, è un imperativo morale. Solo chi fosse accecato dall’avidità rifiuterebbe di concedere la copia di un testo qualsiasi a un amico.

[…]

Hacking significa usare la conoscenza tecnica per far crescere il bene comune. Usare conoscenze tecniche per migliorare i beni comuni. C’è il cracking, ci sono le violazione dei diritti individuali o fare qualcosa che danneggia gli altri – cose che non andrebbero celebrate neppure quando commesse in nome della legge o tramite il codice informatico. L’hacking, però, cioè sfruttare la conoscenza tecnica per far crescere il bene comune, è qualcosa che gli avvocati dovrebbero celebrare tanto quanto gli hacker.

 

[Lawrence Lessig racconta un suo incontro con Aaron Swartz]

Cercai di sviarlo un attimo.

«Guarda, non è il mio campo.»

E lui replicò: «Capisco. Come accademico, intendi?»

Risposi: «Sì, come accademico, non è il mio campo».

Allora lui fece: «E come cittadino, è il tuo campo?».

(aggiornamento 24/12/2015: EVERYTHING IS HACKABLE – La storia di Aaron Swartz è la storia di chi ha creduto che il potere fosse una costruzione culturale quindi umana, quindi modificabile, hackerabile. È anche la storia di chi ha pagato per aver osato pensarlo. intervento di Andrea Zanni – TEDxTrento 2015)

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