Cosleeping e la Casa delle belle addormentate

Cosleeping e la Casa delle belle addormentate

Il vecchio Eguchi continua a tornare nella “Casa delle belle addormentate”, un locale dove è possibile passare la notte con giovanissime donne sedate chimicamente. Sera dopo sera, si distende sul letto, rispetta il regolamento e si lascia trasportare dai pensieri e dalla presenza al suo fianco, in attesa che il sonno lo colga. Un personaggio alla ricerca, che giunge alla riappacificazione con se stesso grazie al fascino magico emanato dalle fanciulle.

Le dormienti che non parlavano, forse parlavano come piaceva ai vecchi.

[…] non rimpiangevano di pagare ancor di più che per una donna sveglia. E che le dormienti ignorassero tutto dei vecchi contribuiva alla loro serenità.

Ma la pienezza di una fanciulla non si può capire solo guardandola, solo giacendole quasi immobile accanto. Non la si può paragonare alla pienezza di una camelia. Quello che la ragazza comunicava a Eguchi era il flusso della vita, il ritmo della vita, il fascino della vita; era, per un vecchio, la vita ritrovata.

La casa delle belle addormentate - Yasunari Kawabata

Scritto da Yasunari Kawabata nel 1961 e pubblicato da Mondadori nel 2001 nella traduzione di Mario Teti, La casa delle belle addormentate si legge come un’opera di fantasia, come un capro espiatorio di Pennac, come una magia di Gabriel García Márquez. Si fatica a considerare autentica l’opprimente solitudine che guida i vecchi ospiti.

Eppure, come spesso accade, la realtà supera la finzione.

Cosleeping, farsi pagare per dormire con qualcuno. La storia della 22enne Yuki: “Ma niente sesso”

Un posto per vecchi, come nel racconto di Kawabata?

A quanto pare, l’unica caratteristica in comune è la solitudine:

«La maggior parte mi fa tenerezza, quasi pena. Sono giovani molto timidi e educati, che hanno bisogno di sentire affetto e di avere un contatto fisico rassicurante con una donna. Poi ci sono tanti uomini, anche di mezza età, che lavorano anche tredici ore al giorno. Non hanno altro, sono soli. Credo che nel nostro Paese i cuddle bar funzionino perché si lavora troppo e le città sono enormi, dispersive. Creare relazioni autentiche è troppo difficile!»

E se il primo locale a tema è nato in Giappone, la palma dell’originalità spetta all’americana Jacqueline Samuels, che nel 2012 ha aperto a New York una casa delle coccole (The Snuggery). Anche qui niente sesso, solo abbracci, e una profonda solitudine:

«Molti vengono durante un divorzio o alla fine di una storia. Non si sentono pronti per una nuova relazione, ma gli manca l’essere toccati.»

Storie che mi lasciano un’ombra di tristezza.

Facciamo che vi mando un grande abbraccio (gratis)?

hug photo
Photo by Kalexanderson

 

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